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Il termine “pastorale” è attualmente usato in tutta la Chiesa, ma non è definito da nessuna parte e c'è molta confusione sul suo uso e interpretazione.

 

 

“Pastorale” è un termine che richiama la pastorizia ed è stato pensato dalla Chiesa in una struttura amministrativo-giuridica che conserva il contenuto descrittivo più generale di qualità come misericordia, perdono e grazia, sia nella Chiesa sia nel mondo, qualcosa che Papa Francesco ha voluto mettere in luce.

Nel suo discorso di apertura al Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII annunciò di volere che il concilio riformasse la Chiesa perché sia ​​in grado di rispondere ai bisogni spirituali del mondo e per il bene delle anime. Convocando un nuovo Concilio, intendeva sottolineare il suo obiettivo fosse un aggiornamento, cioè un "aggiornamento" della Chiesa cattolica, che avrebbe comportato "grandi miglioramenti nelle pratiche della Chiesa".

Ed è per questo che si è pensato di chiamare con l’aggettivo “pastorale” le guide della Chiesa. L’evoluzione di questo termine ha raggiunto il miglior ritratto con Papa Francesco che decide di chiedere ai propri presbiteri di essere pastori con il “profumo di pecore”. Sicuramente oggi nella formazione dei nuovi presbiteri l’attenzione alla così chiamata “carità pastorale” deve ricordare l’importanza non di un tirocinio da fare quando si sta in una parrocchia ma un’educazione oggi necessaria a chi deve accompagnare e guidare una parrocchia che vive sempre di più la grande complessità della nuova era della comunicazione ma della poca comprensione.

 

 

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