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‘Prendiamoci un caffè e facciamo la pace!’. Oltre ad essere uno slogan interessante, può essere realmente un gesto di pace.

 

 

 

È con questo spirito Antonio Quarta, noto titolare della “Quarta Caffè” di Lecce, ha inviato in Moldavia una notevole quantità di caffè prodotto nello stabilimento leccese, a sostegno dell'opera di accoglienza che don Cesare Lodeserto e i suoi collaboratori stanno svolgendo in quel Paese dell'Est a beneficio dei profughi che scappano dalla vicina Ucraina. Parliamo di un primo carico di 13 quintali di caffè, vale a dire 5mila confezioni per circa 250mila tazzine di "Gran Caffè".

Il carico di caffè è già partito per la Moldavia nei giorni scorsi e dopo una sosta logistica in Lombardia, arriverà martedì della prossima settimana a Chisinau. Gli ospiti delle strutture di accoglienza potranno quindi ritrovarsi attorno ad un buon caffè e sperare in un tempo di pace.

“Questa stupenda iniziativa di Antonio Quarta - ha commentato don Cesare - riporta ai tempi dell’accoglienza in Puglia, quando fece lo stesso generoso gesto accanto a mons. Ruppi, ed i profughi albanesi, curdi e kossovari poterono trovare nel caffè un momento di grande ristoro”.

“In questo momento storico - ha continuato il sacerdote salentino - dovremmo augurarci che anche le discussioni sulla pace si svolgano sempre intorno ad un buon caffè, come avviene in famiglia, tra gli amici ed in ogni luogo dove ci sia un po’ di buona volontà”

“È con grande piacere, ma anche con un motivato senso del dovere - spiega Antonio Quarta, titolare della storica azienda leccese . che abbiamo preso questa iniziativa a nome di tutti i collaboratori e anche dei nostri consumatori. E quindi è una iniziativa solidale cui simbolicamente partecipa tutto il territorio e direi tutta la Puglia. Come sappiamo, infatti, la Fondazione Regina Pacis, guidata dal sacerdote leccese don Cesare Lodeserto, è presente in Moldavia da molti anni ma, in queste ultime settimane, oltre al consueto servizio ai poveri del Paese, è impegnata fortemente ad accogliere i profughi provenienti dalla vicina Ucraina, travolta dalla guerra”.

“Inviando il nostro caffè abbiamo voluto manifestare la nostra solidarietà e la nostra vicinanza - ha aggiunto Quarta -. Il caffè rappresenta spesso un sollievo, un ristoro, un momento di pace...”.

“A don Cesare - ha concluso soddisfatto - ho anche comunicato che la nostra azienda offre anche l'occasione di utilizzare il nostro centro di formazione per barman, in presenza o anche in remoto, in modo da dare, a chi lo desidera tra i rifugiati, un'occasione professionalizzante per chi vuole imparare a somministrare a regola d'arte l'espresso italiano. Inoltre, metteremo a disposizione alcune caffetterie mobili, praticamente nuove opportunità di lavoro”.

I due non lo dicono ma certamente avranno già sfogliato ‘libro delle speranze’ e non ‘dei sogni’… E se Russia e Ucraina s’incontrassero intorno ad un tavolo, sorseggiando una tazzina di Caffè Quartà e gustandone la prelibatezza ritrovassero insieme la strada smarrita della pace? La storia è tutta scrivere e per le pagine belle c'è sempre un posto speciale.

 

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