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Il modo di fare giornalismo è cambiato. E cambierà in futuro. La rete e i dispositivi mobili e i social media hanno creato un’informazione multimediale, continuamente aggiornata e aperta al contributo dei cittadini.

 

 

 

È vero, nel giornalismo oggi si parla solo con il linguaggio della rete, si vive della capacità di multimedialità e di interattività, di inserire link e di aggiornare sempre tutto: questo ha messo in crisi il mondo della stampa e del giornalismo. Ma nell’uragano di questo sovraccarico informativo la mediazione giornalistica è sempre fondamentale: non possiamo credere di dare un’informazione religiosa digitale solo grazie all’efficienza dei mezzi. Cadremmo in un tecno-determinismo che è alla base di un’informazione non curata, malata.

Gli strumenti comunicativi della rete stanno cambiando velocemente la nostra informazione e la diffusione di sistemi di Intelligenza Artificiale modificheranno ulteriormente lo scenario di un mondo comunicativo che ha farne da padroni sono gli algoritmi con i social e non più la stampa e il suo mondo di carta: in questo grande vortice il modello presentato dal papa nell’ultimo discorso sulla comunicazione sociale ci ricorda che comunicare significa interagire con le persone a livello personale, ci ricorda il papa, quanto il mondo digitale non è un modo per fare qualcosa in modo più efficiente o per far conoscere il proprio ministero ma condividere un po' di te stesso con loro. “La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo.

Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale. Dio ci ha progettati per incontrarci ed essere collaboratori di questa notizia, ed è per questo che è importante sia la programmazione ma anche le semplici relazioni. Far sentire alla pari tutti i membri di un gruppo e coordinare esso o singole persone, oltre ad essere responsabili del progetto non è più importante della gestione dei contenuti, della produzione degli audio-visivi, della gestione dei social media e della capacità di monitorare tutti gli account. Comprendere come comunicare sia all’interno sia all’esterno ci permetterà di leggere tra le righe, risolvere conflitti e dialogare sempre con chi abbiamo accanto.

 

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