‘Unità e missione”. Sono le parole che Papa Leone ha posto nel cuore della sua omelia nel giorno in cui in una liturgia ricca di segni ha iniziato il suo servizio alla Chiesa e, con la Chiesa, alla umanità che vive le concrete vicende del nostro tempo.

 

 

E i segni della Liturgici hanno comunicato molto. Ha iniziato la celebrazione dinnanzi alla tomba dell’apostolo Pietro di cui per la volontà, frutto dell'azione armonica dello Spirito, dei cardinali è stato costituito successore. Ha ricevuto il Pallio, segno di Cristo Buon Pastore per pascere la Chiesa di Roma e con essa tutte le Chiese del mondo. Il Pallio è stato consegnato dal card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria. Segno della prossimità del Papa a tutte quelle comunità ecclesiali che vivono situazioni di particolare sofferenza se non, addirittura, persecuzioni. E ha ricevuto una preghiera di benedizione da parte del card. Fridolin Ambongo Besungu. In rappresentanza dei cristiani che abitano il continente africano.

Dal cardinale filippino Luis Antonio Tagle ha ricevuto l’anello piscatorio, con l’effige dell’apostolo Pietro, segno della fedeltà al mandato di custodire “tutti” i credenti in Cristo nell’unità della comunione. Ma anche segno di quel “prendere il largo” che significa l’apertura e la particolare attenzione della Chiesa di Roma verso l’Oriente, non soltanto le Chiese, ma tutti i popoli che lo abitano.

Ha ricevuto l’obbedienza e l’impegno a vivere la comunione ecclesiale nel segno di dodici fratelli e sorelle, presenza significativa di tutto il popolo di Dio, cardinali, vescovi religiosi, famiglie, giovani. 

E quanto celebrato nei segni liturgici è diventato il paradigma proposto nell’importante omelia di inizio pontificato.

È stato costituito successore di Pietro per pascere il gregge a lui affidato.  Per tenerlo unito, per guidarlo, per prendere il largo e “pescare l’umanità e salvarla dalle acque del male” e darle la possibilità di “ritrovarsi nell’abbraccio di Dio”. E questo compito è affidato al successore di Pietro. 

Ma, insieme con Pietro a tutta quanta la Chiesa, presenza e sacramento di Cristo. É Cristo la pietra d’angolo e su questa si edifica la Chiesa di cui tutti, in forza del battesimo, siamo pietre vive capaci di rispondere ai bisogni del mondo. E, pietre vive sono anche tutti coloro che si riconoscono nell’unico battesimo. E, per la loro parte, tutti coloro che fanno l’esperienza di Dio, qualunque ne sia la percezione, e tutti coloro che, per la ricchezza della loro umanità, sono cercatori di Dio nella ricerca dell’uomo.

Il tutto in un frammento, come sa fare la liturgia. Tutto il Concilio Vaticano II sembra essere stato sintetizzato nella celebrazione che ieri ha dato inizio ufficialmente al Ministero Petrino di Papa Prevost. Nella cornice della Sacrosanctum Concilium sono stati collocati come in uno splendido mosaico la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes, l’Unitatis redintegratio. La Rerum Novarum, unico documento citato esplicitamente quando così afferma: “Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore! La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo e, con il mio predecessore Leone XIII, oggi possiamo chiederci: se questo criterio «prevalesse nel mondo, non cesserebbe subito ogni dissidio e non tornerebbe forse la pace?” (Rerum Novarum, 21).

 

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