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Ho condiviso per 20 anni il ministero sacerdotale di teologo dell’amico, adesso cardinale, Marcello Semeraro. Lui sul versante dell’Ecclesiologia, io su quello dell’Etica teologica. Quella condivisione ha segnato tanta parte dei nostri giorni.

 

 

Riempiva specialmente quei tempi di viaggio tra le nostre due scuole: il Pontificio Seminario Teologico Pugliese in Molfetta e la Pontificia Università Lateranense in Roma. Quello scambio nutriva la nostra amicizia e il nostro pro-essere sacerdotale, diretto prima di tutto alla formazione dei seminaristi e dei giovani sacerdoti.

Poi è iniziato il ministero episcopale di Marcello, che ha segnato profondamente la sua teologia, elaborata non più a livello accademico, insegnata non più dalle cattedre, ma maturata “sul campo”, nel contatto diretto con la gente e i suoi preti, delle cui ansie e apprensioni pastorali farsi carico. In questa prossimità, il suo sguardo è andato focalizzandosi in maniera speciale, oserei dire privilegiata, su persone in condizioni di sofferenza, di marginalità, di disagio, ad ogni livello del vissuto: fisico ed emotivo, morale e spirituale.

In questa focalizzazione dello sguardo ha inciso senz’altro la vicinanza a Papa Francesco, che esorta ripetutamente i pastori ad «essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono, a motivo della loro condizione». Parole che polarizzano sulla persona, nelle sue singolari condizioni di vita, il vedere, il valutare, il consigliare e l’operare del pastore. Di qui la centralità del discernimento nell’azione pastorale: «Sappiano i pastori - raccomanda Francesco - che per l’amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni».

Il vescovo Marcello vi vede «una delle sfide che oggi si pone in ambito pastorale». S’impegna così in un’azione di ri-valorizzazione teologica, su base biblica e patristica, e di ri-attualizzazione della prassi del discernimento, attraverso progetti e convegni pastorali, cammini formativi per il clero, libri divulgativi per tutti. Impegno volto a fare del discernimento - come lui dice - «un vero e proprio stile pastorale». Ne dà espressamente atto Papa Francesco: «Il discernimento è davvero necessario. Ne hanno bisogno soprattutto i sacerdoti. Per questo ho veduto con piacere e ho pure apprezzato l’impegno del vescovo di Albano a trattarne ripetutamente col presbiterio e con i seminaristi della diocesi».

Di questa rivisitazione del discernimento mi hanno colpito due modalità sinergiche di esercizio. Il discernimento è «ascolto profondo della realtà»: il «profondo» dice di un rapporto em-patico, che penetra nel pathos, nella «realtà» viva e sofferta della persona; in un atteggiamento di «ascolto» per comprendere e poi dire. Per tale ascolto occorre uno «sguardo purificato dalle lacrime». Anche questo su input di Papa Francesco: «Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime». «Non succeda - annota Marcello - che, per paura di piangere, restiamo arroccati in un’idea incapace di cogliere e comprendere la realtà».

*Professore di Teologia Morale nella Pontificia Università lateranense

 

 

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