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“Ogni cittadino leso nella sua incolumità ha il diritto di denunciare questo crimine allo stato. E anche se la Chiesa non ha l’obbligo di denuncia, ha comunque il dovere morale d’appoggiare l’esercizio di questo diritto, se la persona lo desidera”.

Lo ha dichiarato mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto presso la Congregazione per la dottrina della fede, in un’intervista rilasciata a “Il Regno”, in cui traccia un bilancio dopo il vertice in Vaticano sulla protezione dei minori.

Guardando al caso italiano, dove non c’è l’obbligo di denuncia da parte dei vescovi, il presule afferma che “bisogna sempre seguire i dettami della legge civile che si applicano in una nazione concreta, in questo caso l’Italia”.

“Il primo mio consiglio chiaro e senza dubbi è che occorre seguire le indicazioni della legge civile che, per esempio, considera il favoreggiamento un reato anche se non obbliga in tutti i casi a denunciare. In secondo luogo occorre appoggiare il diritto alla denuncia della vittima o dei suoi tutori”.

A proposito dell’impegno dei laici, l’arcivescovo sostiene che “prima di arrivare a cambiamenti nel Codice, nelle Chiese locali si possono fare evolvere strutture che possono operare già con il quadro legislativo attuale”.

“Molto spesso comunque bisogna avere il coraggio di capire il momento e in particolare i segni dei tempi. Nulla vieta ad esempio che nell’investigazione previa il vescovo possa delegare compiti a esperti laici. Per quanto riguarda l’abilitazione dei laici per essere giudici e far parte del collegio dei consultori, questi sono aspetti che dipendono molto dalla volontà del legislatore, Papa Francesco”. “Occorre anche notare che questo discorso sta molto a cuore al Papa e secondo me ci sono prospettive di importanti evoluzioni nel futuro”, conclude.

 

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