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Per la liturgia romana, l’inizio della Quaresima è segnato dall’austero Rito della imposizione delle Ceneri. La celebrazione della Pasqua nei primi tre secoli della vita della Chiesa non aveva un periodo di preparazione.

Ci si limitava a un digiuno compiuto nei due giorni precedenti. Quando con il passare del tempo si è registrata una minore tensione nell’impegno di vita cristiana, si è cominciata ad avvertire la necessità di un congruo periodo di tempo per richiamare i fedeli a una maggiore coerenza al battesimo, nascono le prescrizioni riguardanti un periodo di preparazione alla Pasqua.

In una lettera alla matrona romana Marcella del 384 circa, Girolamo è il primo a testimoniare, per Roma, l’esistenza della Quaresima (Quadragesima), la cui caratteristica principale è il digiuno.  Anche i Sermoni di San Leone Magno hanno un chiaro contenuto ascetico-morale incentrato sul digiuno e sulla pratica della virtù. Lungo il tempo la Quaresima diventa poi la cornice appropriata per la preparazione prossima dei catecumeni al battesimo nella notte di Pasqua.

Il tempo quaresimale era anche il tempo di penitenza per coloro che dovevano sottoporsi alla pratica della penitenza pubblica. L’inizio della Quaresima era fissato alla VI domenica prima di Pasqua poi anticipato al mercoledì immediatamente precedente, probabilmente per ottenere un effettivo numero di quaranta giorni di digiuno in quanto le domeniche non erano considerate giorni di digiuno.

In questo mercoledì i peccatori pubblici, indossando un abito penitenziale e cosparsi di cenere, venivano allontanati dalle assemblee ed obbligati alla pubblica penitenza per poi essere riconciliati il giovedì anteriore la Pasqua.  È chiaro che, con il passare del tempo l’intera comunità cristiana si sia associata ai gruppi di catecumeni e penitenti per prepararsi alla Pasqua: con l’ascolto più frequente della parola di Dio, la preghiera e il digiuno. Alla fine dell’XI secolo, è documentata per Roma la distribuzione delle ceneri a tutti i fedeli nel mercoledì precedente la I domenica di Quaresima.

Con La riforma liturgica del Vaticano II si è voluto che il rito della benedizione e imposizione delle ceneri prendesse posto al termine d’una liturgia della Parola, fosse poi seguita o non dall’Eucaristia. Si tratta dunque di una celebrazione penitenziale.  L’imposizione delle ceneri accompagnata da una delle due formule proposte dal Messale ci riportano oggi all’urgente bisogno di conversione.

Prendendo spunto dal Messale Romano oggi in uso nella Chiesa Cattolica è opportuno far presente le seguenti indicazioni:

Dopo l’omelia, il sacerdote benedice le ceneri con una delle due orazioni previste e con l’aspersione. Segue l’imposizione delle ceneri e si conclude con la preghiera universale. La celebrazione prosegue come al solito.

- Se è presente un secondo ministro ordinato, questi impone le ceneri al celebrante principale, usando le formule consuete.

- Si invitano i ministri a valorizzare entrambe le formule proposte dal Messale (eventualmente alternandole): la prima è appello alla conversione, la seconda lo motiva. Rimane comunque la possibilità di scegliere e utilizzare una sola delle due formule, recitandola per ogni fedele.

- Le ceneri si ottengono bruciando i rami di olivo e di palma benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente. Le ceneri avanzate si disperdono nella terra.

- Ministro dell’imposizione delle ceneri è soltanto il vescovo, il presbitero e il diacono. Il Messale non prevede di affidare l’imposizione delle ceneri a ministri istituiti o a ministri straordinari della comunione; né prevede di inviare i ministri straordinari perché rechino le ceneri ai malati. Potrebbe essere opportuno che nei primi giorni della Quaresima il parroco e i sacerdoti visitino i malati per incoraggiarli e per confermare loro che la sofferenza, cristianamente accettata e offerta, è atto penitenziale di altissimo valore.

- Il gesto dell’imposizione delle ceneri consiste nello spargere le ceneri sul capo, recitando la formula per ogni fedele. Pur senza eccessi impropri, va assicurata una materialità davvero visibile e percepibile del segno, sia quando si presentano le ceneri per la preghiera di benedizione, sia quando si impongono sul capo del fedele.

 

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