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Dialogare con Dio in un tempo senza Dio o nel quale Dio è creduto poco e a volte anche male, è impresa ardua. Questo libro di Michele Illiceto dal titolo “All’ombra delle Tue ali. Per una mistica postmoderna” (Andrea Pacilli Editore) prova a farlo, sulla scia di Sant’Agostino e dei grandi mistici sia del passato che del nostro tempo.

 

 

 

Un testo che l’autore ci consegna proprio mentre, dopo due anni di pandemia che ha seminato morte e dolore in tutto il mondo, l’umanità sta vivendo il dramma e la paura di un possibile scoppio di una guerra nucleare.

Un testo che serve anzitutto per pregare. Poi per pensare e poi per agire. Si muove tra il registro della contemplazione-meditazione e quello della riflessione-speculazione, ma sempre con un occhio rivolto alla vita e all’azione, alle scelte che si è chiamati a compiere, mettendo in gioco la propria libertà e facendo i conti con la propria fragilità. Una sorta di mistica sociale come piace a Illiceto. Una mistica feriale che fa continuamente i conti con le tante difficoltà sia della vita che del credere in questi tempi diventati liquidi e pieni di incertezza e di cambiamenti repentini.

Le pagine di questo libro, se da un lato rientrano in una forma di “pensiero orante e adorante”, dall’altro non si esimono di porsi anche come una forma di pensiero dubitante e problematizzante. Un pensiero nomade e itinerante. Infatti, mentre ci aiuta a contemplare il mistero di Dio e quello dell’uomo, allo stesso tempo ci aiuta ad attraversare le grandi domande che da sempre l’uomo si pone, senza a volte trovare le risposte che si aspetta. Domande che l’autore pone a se stesso e a Dio.

Interrogando Dio, in fondo, l’autore interroga se stesso, lasciandosi interrogare da Dio. Usando uno stile biografico e un metodo narrativo, confessa i propri limiti e le proprie peripezie esistenziali vissute nel mentre cercava di dare un senso alla propria vita. Pensava di trovare la felicità altrove, ma poi scopre che invece ciò che cercava era proprio quel Dio nel quale credeva di non credere. E, invece, poi si accorge che più che essere egli a cercare, era cercato da questo Dio che non conosceva. Come tutti noi, cercava la bellezza, la verità e il bene, ma non sapeva ancora dare un nome né un volto a ciò che si agitava nel suo cuore, fin quando non è rientrato in se stesso, dove ha trovato nascosto, in una stanza dimenticata, quel Dio che lo ha affascinato e sedotto.

È inutile dire che chi leggerà questo libro gli sembrerà di rileggere le Confessioni del grande Agostino, che è l’autore più citato da Illiceto, il quale, con uno stile tipico del vescovo di Ippona, intesse un percorso profondamente introspettivo e maiuetico allo stesso tempo. Infatti, nel dialogare con Dio l’autore si spinge, in sorta di viaggio interiore, fino a un denudamento radicale del proprio io, toccando i fondali più oscuri, ma anche più luminosi della propria della propria anima. E lo fa confrontandosi con la Parola di Dio che, come una spada a doppio taglio, apre in noi percorsi inediti. Una Parola che prima che consolare e confortare, mette in crisi e destruttura l’anima per aprirla alla fede che, citando Kierkegaard, Illiceto vede come paradosso ed esperienza dell’assurdo.

Infatti, stupiscono, in questo libro, le infinite citazioni bibliche e l’uso che Illiceto fa della Parola di Dio, da cui si lascia spogliare e destrutturare per poi farsi ricomporre. Una Parola che prima ferisce e che poi guarisce. Prima destruttura e poi riconcilia. L’autore si lascia scavare e levigare dalla S. Scrittura come una pietra da una goccia che lentamente le cambia forma.

Questo è un libro dove si intrecciano diversi registri. In primo luogo, il lettore può agevolmente trovare un’indagine antropologica che mette in evidenza tutte le fragilità umane, accentuate dalla condizione postmoderna che oggi viviamo. Un percorso esistenziale fatto di cadute e di fallimenti, ma anche di elevazioni. Di gemiti e di inquietudini, ma anche di gioiosi ritrovamenti. Di erramenti, ma anche di attese e di una sana inquietudine che spinge a cercare una verità alla prova del dubbio.

Accanto a questo registro, certamente è presente un’indagine di natura profondamente teologica con le tante questioni che l’autore -  in un dialogo serrato e senza sconti -  pone sotto forma di domande a un Dio che spesso non risponde nel modo come noi vorremmo o ci aspettiamo. Illiceto, usando anche le sue conoscenze filosofiche e teologiche, affronta diverse questioni a riguardo: la ricerca della vera sapienza, la questione dell’Inizio, il tema del male, del dolore, dell’abbandono, del silenzio e della solitudine, dei frutti che non vengono o che non si vedono.

L’ultimo registro del libro - forse il più importante di tutti - è certamente quello mistico. Ne è conferma il continuo riferimento ai grandi mistici sia del passato - come Meister Eckhart, M. Porete, N. Cusano, S. Teresa d’Avila, S. Giovani della Croce e A. Silesius - sia del tempo presente, come ad es. S. Weil, E. Stein, E. Hillesum, D. Bonhoeffer. L’esito di questo percorso è che l’io scopre di essere un grande castello nel quale abita un ospite sconosciuto che tutti ci portiamo dentro senza saperlo, e nel quale prima o poi inciampiamo. Si, perché, per Illiceto, “Dio non lo si dimostra, né lo si incontra, ma in Dio si inciampa”. L’uomo non può possederlo, ma solo cercarlo. Perché Dio, anche quando lo trovi, si nasconde per lasciarsi di nuovo e ancora cercare.

Concludendo, questo libro è un dialogo orante e itinerante. Aiuta il lettore a fermarsi e a riflettere su se stesso. Costringe a fare una sosta per abbeverarsi alla sapienza sia biblica che mistica, ma anche a ragionare con i numerosi filosofi - come Platone, Plotino, Tommaso d’Aquino, Cusano, Pascal, Leibniz, Kant, Hegel, Kierkegaard, ma anche Feuerbach, Marx, Nietzsche, Freud. Heidegger e Sartre - utilizzati e analizzati dall’autore come interlocutori critici per tessere un percorso teso a smascherare, da un lato, le false verità del nostro tempo, dall’altro ad abbandonare una religione troppo spesso “alienante e possessiva”, in nome di una fede critica, libera e liberante, capace di avviare una rivoluzione, che prima che esteriore, deve essere profondamente interiore. Spirituale. Appunto, mistica, senza essere tuttavia misticheggiante. Incentrata, come suggerisce l’autore, su un quadruplice amore: quello per Dio, per gli altri, amore per il mondo-natura e a more per se stessi.

È un libro sia per credenti che per non credenti. È un libro per i cercatori di senso. Per persone pensanti. Un testo aperto e che sorprende ad ogni pagina, con percorsi imprevedibili su di sé e sulla questione Dio.

*arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

 

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