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L’inaugurazione del nuovo anno accademico è stata un momento di grande e festosa gioia: il rilevante numero degli iscritti, l‘apprezzata didattica dei docenti, la dotazione di strutture, l’attenta organizzazione, a volte anche in fruttuosa collaborazione con l’Ateneo statale salentino, rendono, infatti, particolarmente qualificata l’attività dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano, recentemente intestato a Don Tonino Bello.

Come ha dettagliatamente analizzato la situazione il direttore prof. Luigi Manca.

Molto soddisfatto, per la vitalità, l’impegno scientifico e le importanti ripercussioni ecclesiali, l’arcivescovo mons. Michele Seccia, presente, insieme con il presule mons. Fernando Filograna, e responsabile come moderatore: il centro teologico, ha sostenuto, “è veramente un punto di orgoglio non solo della Chiesa di Lecce, ma del Salento”.

È stato pure molto interessante sottolineare il contesto in cui egli ha inquadrato la sua affermazione: “Più vivo in mezzo a voi e più ringrazio il Signore per la ricchezza della diocesi, una vera comunità che gioisce nell’andare sempre più alla ricerca di dare ragione della propria fede”.

L’elevata partecipazione degli studenti, essendo ormai quasi finita la finalità immediata dell’insegnamento della Religione nelle scuole, ormai qualifica sempre più l’Istituto quale luogo di ricerca e di confronto, motore di ricerca, di impegno e di confronto,

“Chi affronta lo studio della Teologia, della Sacra Scrittura, della Morale e di tutte le scienze umane che arricchiscono e caratterizzano il “curriculum studiorum”, testimonia proprio la volontà di dare un senso alla fede”, ha, infatti, puntualizzato l’arcivescovo.

Come ha evidenziato nella sua prolusione accademica su Paolo VI l’Ordinario emerito di Metafisica, il prof. Guido Mazzotta e come ha sottolineato nella conclusione mons. Seccia: “Più si allontana nel tempo tanto più S. Paolo VI sembra acquistare nuova pregnanza storica, emerge nella sua dimensione profetica e nella sua dimensione di santità, all’interno della Chiesa e all’interno della società”.

Donando, con straordinaria capacità di affermare i valori, una preziosa eredità nell’andare decisamente controcorrente nei confronti della mentalità dominante.

Certo, la fede è un dono, ma va pure conquistata diventando cuore che palpita di amore per Cristo, come lo stesso S. Paolo VI sostenne con firma autografa sul diploma della benedizione apostolica, in occasione dell’ordinazione sacerdotale di mons. Seccia.

“Carissimi studenti e docenti, – aveva esortato il presule in tale contesto culturale e spirituale lo scorso trenta ottobre durante una messa d’inizio anno – “lo studio della teologia ci porti sempre su questa direzione... I dubbi sono naturali, ma devono costituire uno stimolo per conoscere e capire sempre di più. Nella ricerca sostenuta dalla preghiera, nella preghiera sostenuta dalla ragione.

 E allora il percorso diventerà affascinante”.

Per il desiderio di Dio, per l’atto di fede che cresce sempre di più sorretto dalla razionalità.

 

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