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Nell’immediata vigilia del Santo Natale l’arcivescovo di Lecce, Michele Seccia ha inviato a tutte le comunità parrocchiali il suo messaggio per la festa più attesa dell’anno da grandi e piccoli.

“In una mangiatoia” è il titolo del messaggio in continuità con il tema della mensa e della famiglia cui mons. Seccia ha dedicato il progetto pastorale diocesano che la Chiesa di Lecce sta vivendo quest’anno.

Oltre alla riflessione sul mistero dell’incarnazione e sul simbolo stesso della mangiatoia dove Maria depose il neonato Gesù che simbolicamente è anticipazione della mensa cui egli si offre ogni qualvolta si celebra l’eucaristia, mons. Seccia elenca una serie di impegni necessari per vivere bene il Natale cristiano. Non solo il presepe in casa che come indica Papa Francesco “suscita sempre stupore e meraviglia, diventando come un Vangelo vivo che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura”, ma anche piccoli gesti d’amore che riscaldano il cuore e innescano la carità, vero frutto del Natale.

Scrive Seccia: “Mentre viviamo nel clima della festa - e non perché a Natale dobbiamo essere tutti più buoni ma molto più evangelicamente perché vogliamo diventare discepoli di Gesù Maestro di Carità - non dimentichiamoci di chi il calore della famiglia e quindi della mensa domestica non lo vivrà nemmeno in questi giorni speciali”.

“Sarà Natale cristiano - prosegue il Messaggio - se almeno una volta porteremo un the caldo ai “personaggi di quel presepe” che ogni notte sono Corpo di Cristo nella mangiatoia della stazione di Lecce. Se andrete a trovare magari con i bambini e con un dolce di pasta reale almeno una persona anziana o disabile “costretta” alla solitudine o ospite senza parenti in una casa famiglia. Se dedicheremo mezz’ora del nostro tempo ad amici che vivono il dramma della disoccupazione e della povertà e per i quali nemmeno un presepe costruito in casa riuscirà a sollevarli dall’angoscia. Lodevoli a tal proposito le iniziative “Piatto sospeso” ed il “Buono-regalo Happy Christmas 2019” promosse della Caritas diocesana e della Casa della Carità di cui abbiamo appena festeggiato il settimo compleanno”.

“Sarà, infine, Natale cristiano - conclude l’arcivescovo - se invece di disprezzare l’immigrato, il diverso, il detenuto, il tossicodipendente, il ludopatico, il “povero che se l’è cercata”... proveremo noi stessi a farci carne e mensa di Speranza e, mettendoci alla prova con semplici ma rivoluzionari gesti quotidiani, daremo il nostro contributo alla profezia di una società più giusta e più umana.

 

Si allega il Messaggio integrale.

 

 

 

 

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