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Ha voluto insistere con il pensiero ai giovani l’arcivescovo Michele Seccia anche durante l’omelia che ieri ha pronunciato in cattedrale nel pontificale della solennità dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, patroni della città e della Chiesa di Lecce e trasmesso in diretta da Portalecce tv (GUARDA).

 

 

Lo aveva fatto già l’altra sera nel Messaggio alla città al termine della processione (LEGGI): “Vedo sempre più - aveva detto manifestando una paterna preoccupazione - che le giovani generazioni hanno come migliore e, a volte, persino unico amico, il cellulare. Esse vengono assorbite a tal punto dalla vita virtuale da perdere il contatto con la vita reale. Sembra che le persone valgano a partire solamente dai “like” che ricevono sui loro post oppure dai “followers” che li seguono nei vari canali social. Al fine poi di raggiungere i loro scopi e avere più seguaci in “rete”, esse spesso si spingono a pubblicare foto, immagini, video quanto meno di cattivo gusto, se non proprio volgari e violenti. Sembra che siamo divenuti schiavi di un “sistema virtuale” che noi stessi abbiamo costruito per essere meglio connessi. In verità, questo sistema presenta gravissime falle, perché, invece di renderci più connessi e umani, ci sta rendendo disconnessi e disumani”.

Lo ha ripetuto anche ieri durante la solenne concelebrazione eucaristica cui hanno partecipato il card. Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo (che ha assistito), all’arcivescovo Luigi Pezzuto, al Provinciale dei Frati minori, Padre Paolo Quaranta, al vicario generale mons. Luigi Manca e ai sacerdoti della diocesi (che hanno concelebrato). Presenti anche le autorità civili e militari della città.

“La grazia che chiedo quest’anno al Signore per intercessione dei nostri patroni - ha aggiunto Seccia nell’omelia parlando delle nuove generazioni - è per i nostri ragazzi. Non si accontentino della straordinaria efficienza dei mezzi che la comunicazione tecnologica offre loro oggi, anzi imparino a governarla. Stiano invece attenti a non perdere l’orizzonte della fede e la consapevolezza di essere protagonisti del bene comune, rispettando le regole ed essendo interpreti autentici di quella solidarietà umana e cristiana di cui oggi c’è veramente bisogno”.

“I nostri santi seguono e scandiscono la storia della nostra Chiesa - ha sottolineato l’arcivescovo - ma anche quella del territorio salentino e regionale, sono tante le comunità cittadine che li hanno scelti come avvocati presso il Padre e protettori. E la nostra devozione non è un fatto formale, ripetitivo, tradizionale, abitudinario: i nostri patroni ci ricordano, invece, che siamo uomini e donne creati a immagine e somiglianza di Dio, impegnati a sentire la presenza di Dio nella nostra vita grazie anche a ciò che Oronzo, Giusto e Fortunato ci hanno lasciato in eredità: la testimonianza della loro fede fino al dono estremo della vita”.

“Come loro - ha concluso - anche noi dobbiamo diventare come la lampada che arde perpetua davanti all’altare di Sant’Oronzo alimentato dall’olio delle nostre comunità. Capaci di illuminare la nostra vita attraverso l’ascolto della Parola e la carità, unica chiave che ci apre le porte del cielo”.

Al termine della concelebrazione l’arcivescovo, dopo aver impartito la benedizione papale per ottenere l’indulgenza plenaria, ha ringraziato per la loro partecipazione i sacerdoti presenti, le autorità e il popolo di Dio che ha reso gloria alla Trinità invocando l’intercessione dei martiri Oronzo, Giusto e Fortunato.

 

Photogallery di Arturo Caprioli

 

 

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