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Nel giorno in cui termina il Ramadan, il mese nel quale i credenti dell’Islam praticano il digiuno (Sawm), in memoria della prima rivelazione del Corano a Maometto, l’arcivescovo Michele Seccia ha inviato un messaggio alla comunità musulmana leccese. Portalecce ne pubblica il testo integrale.

 

 

 

Cari amici musulmani, in occasione di 'Id al-Fitr che chiude il mese del Ramadan, desidero esprimervi gli auguri miei e dei cattolici di tutta la Chiesa di Lecce.

Come gli altri credenti, noi cristiani e musulmani, siamo dei "cercatori di Dio". Il libro dei Salmi parla di questo cammino degli uomini e delle donne come di una ricerca del volto di Dio: «Di te ha detto il mio cuore: 'Cercate il suo volto'; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto» (Salmo 26, 89). Tutte le buone azioni che il credente si sforza di compiere, come la preghiera, il digiuno, l'elemosina, sono nel segno della ricerca di Dio. Esse esprimono una continua conversione a Lui. Possiamo dire che la ricerca di Dio è per ogni uomo un segno di speranza.

Per un vero musulmano, la fine del Ramadan non è la fine, ma l’inizio di un nuovo viaggio che porta verso la dimora finale dei giusti. In questo tempo dove le divisioni e le guerre lacerano i rapporti, cristiani e musulmani, sono chiamati a essere portatori di pace e speranza per la vita presente e futura, e testimoni, costruttori e riparatori di questa speranza specialmente per coloro che vivono difficoltà e disperazione perché come dice il Profeta “nessuno di noi è un vero credente se non desidera per suo fratello ciò che desidera per se stesso” e Gesù “fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

Com’è triste che membri della stessa famiglia non si parlino, evitino di guardarsi, di incontrarsi, così è doloroso che musulmani e cristiani, che fanno parte dell'unica famiglia umana, si ignorino, non si scambino saluti o abbiano diffidenza o, peggio ancora, litighino! Al contrario, come è bello vivere in pace con tutti, incontrarsi, parlare delle nostre gioie e delle nostre pene, delle nostre angosce e delle nostre speranze! Come non vedere nel dialogo fra credenti, e precisamente fra musulmani e cristiani, un segno di speranza, per il presente e per l'avvenire?

Cristiani e musulmani possono collaborare per donare più speranza all'umanità. Perciò, dobbiamo fin dall'inizio accettarci come diversi, rispettarci reciprocamente ed amarci veramente, sotto lo sguardo di Dio che elargisce a tutti la sua misericordia. Noi siamo chiamati a stringere un "patto di pace", per il quale dichiariamo di rinunciare all'uso della violenza come metodo di soluzione delle controversie. Vogliamo presentarci al mondo come credenti in Dio e fedeli all'uomo, alla sua dignità e ai suoi diritti. Allora noi saremo più credibili in quanto credenti, e saremo per l'umanità un segno particolare di speranza che si aggiunge a quelli che già esistono.

Che questa festa porti gioia, felicità, pace e salute tra tutti i credenti musulmani e cristiani. Possa Dio accettare tutti i culti del Ramadan e quelli che noi abbiamo posto nella quaresima, e renderci fedeli nel cammino su questo sentiero verso il volto di Dio, onnipotente e misericordioso. Cari saluti.

 

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