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Don Leonardo Giannone, parroco di Maria SS. Assunta” in Vernole racconta la sua comunità nel giorno in cui l’arcivescovo Michele Seccia apre la sua Visita Pastorale, ultima tappa di questa prima parte del suo ‘pellegrinaggio’ nelle parrocchie della diocesi.

 

 

 

 

Quale realtà sociale e parrocchiale troverà l’arcivescovo, venendo in visita pastorale a Vernole?

 

La comunità di Vernole è composta da 1.152 famiglie, di cui 390 sono monoparentali, per un totale di circa 3.000 abitanti. Gli ultimi tre censimenti registrano un evidente calo demografico e un graduale invecchiamento della popolazione. Il 90% dei giovani ha un titolo di studio, ma poche opportunità di lavoro. I settori in cui trovano impiego i giovani che non emigrano altrove sono: Ristorazione, Commercio, Forze armate, Impiego privato, Libera professione e Agricoltura. La comunità parrocchiale è reduce, come tutte le altre, da un triennio difficile, segnato dal distanziamento sociale. La pandemia ha cancellato i nostri progetti e travolto le nostre consuetudini, ma ci ha anche insegnato le cose essenziali a cui non possiamo rinunciare e da cui dobbiamo ripartire: l’ascolto della Parola, la celebrazione dell’Eucaristia, la condivisione fraterna. Vernole è un albero dalle radici profonde, che ha espresso eccellenze di prim’ordine nella recente storia ecclesiale e in vari ambiti della vita sociale: anche quando la sua chioma non è così florida, c’è da sperare che possa portare buoni frutti.

 

 

Quali sono i punti di forza e le fragilità più evidenti della tua comunità, nei tre ambiti di liturgia, catechesi e carità?

 

Questa domanda potrebbe indurmi a una lettura “sociologica” della realtà ecclesiale, ma non cado in questa tentazione, ricordando le parole dell’Apostolo ai Corinti: “Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1 Cor 1, 26-31). I punti di forza della nostra comunità sono quei catechisti che, in mezzo alle tante occupazioni familiari e professionali, trovano il tempo e la forza per guidare i cammini di fede dell’Iniziazione cristiana. Sono quei coristi, lettori e ministri che, con il loro esempio ed impegno, edificano la comunità raccolta in assemblea. Sono quei volontari che, per aiutare chi è in difficoltà, sono pronti a rinunciare al proprio tempo e alle proprie risorse. Ciò premesso, le nostre priorità pastorali sono due: formare i collaboratori pastorali, per qualificare il servizio che rendono alla comunità; assicurare la continuità tra i cammini di fede dell’Iniziazione cristiana e quello dei giovani.

 

 

Che cosa vi attendete dalla Visita Pastorale e quali sono gli obbiettivi da raggiungere, a breve e a media scadenza?

 

Prima della pandemia, la Lettera pastorale del nostro vescovo “Ascolta, popolo mio” ci ha incoraggiati a scommettere sull’ascolto quale principio di un’autentica conversione personale e pastorale. Mentre uscivamo dalla pandemia, Papa Francesco ci ha indicato la via maestra da percorrere all’inizio del terzo millennio cristiano: ascoltare Dio fino a percepire il grido del povero; ascoltare il fratello fino a distinguere la voce di Dio. Così è stato più facile riprendere il cammino, disposti a metterci in gioco nella pratica della conversazione spirituale, quale esercizio di attenzione a ciò che lo Spirito ispira nei nostri cuori.

Il vescovo vuole incontraci, coltivare una relazione più personale con ciascuno di noi, continuare a seminare il Vangelo nella terra delle nostre vite, incoraggiare il cammino sinodale e la nuova evangelizzazione. E noi siamo in piena sintonia con i suoi intenti: vogliamo diventare una comunità più sinodale e missionaria.

 

 

 

Forum Famiglie Puglia