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Manifestare al card. Salvatore De Giorgi l’espressione più ammirata del nostro affetto, della nostra stima e soprattutto della nostra gratitudine, è quanto di più sentito e spontaneo possa venire dal profondo del cuore di tutti noi che siamo la Chiesa di Lecce.

 

 

La sua Chiesa madre nella quale gli è stato trasmesso il dono della fede e nella quale questo dono è maturato fino alla perfetta identificazione con la Sua stessa vita: fede e vita, binomio indissolubile!

La sua biografia, ben nota e richiamata in questi giorni, in occasione della tappa significativa dei 90 anni, da vari articoli di giornale e dal nostro portale diocesano, è assimilabile ad una “corsa ministeriale” da Santa Rosa a Palermo e alla Sede Apostolica, per un servizio d’amore a Cristo e alla Chiesa mai venuto meno in qualsiasi incarico affidatogli.

Della sua parrocchia di Santa Rosa hanno già scritto altri, ma non posso esimermi dall’aggiungere la constatazione, fatta in 15 anni di mio parrocato, dell’affetto nutrito da “don Salvatore” verso la sua prima “sposa” per la quale ha effuso le più belle e intense energie del suo giovane sacerdozio: di quella comunità non ha mai dimenticato niente e nessuno, quasi avesse impressi negli occhi e nel cuore i volti e le storie personali.

Tra tutte le altre considerazioni, mi piace evidenziare l’attenzione e la cura avuta sempre dal card. De Giorgi per il laicato cattolico, in particolare per l’Azione Cattolica di cui è stato anche Assistente generale: ha creduto davvero nella corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa, riconoscendone appieno identità e missione, secondo lo spirito conciliare, in una visione ecclesiologica che del discernimento dei carismi e della comunione ecclesiale ha fatto la propria linea di impegno.

Eminenza carissima, ora è la nostra Chiesa particolare che vuole lodare il Signore per la sua vita feconda e per tutto il bene che ha seminato in questi lunghi anni.  Di tutto ha sempre beneficiato la nostra comunità diocesana: innumerevoli sono le circostanze, le occasioni, le celebrazioni che hanno dimostrato il legame profondo che la teneva unito alla sua Chiesa madre. In particolare, vorrei sottolineare l’affetto e la stima nei confronti di ogni membro del nostro presbiterio: i sacerdoti più avanzati negli anni, conosciuti personalmente e in maniera più diretta, ma anche i più giovani che ha sempre goduto di incontrare. Il rispetto e la stima deferente verso il vescovo diocesano, poi, sono stati sempre al primo posto: mai fare qualcosa senza il vescovo! È un insegnamento che trasmette a noi preti come esempio di vita e di questo e di tutto il resto la ringraziamo facendoci voce di tutta la Chiesa di Lecce.

Sono personalmente convinto, per aver conosciuto la sua libertà e povertà interiore, che nel rendimento di grazie di oggi 6 settembre 2020 e dei giorni che verranno lei saprà “restituire” tutto al Signore. Prendo in prestito le parole del Poverello di Assisi: “Restituiamo al Signore Dio Altissimo e Sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da Lui”.

Auguri, Eminenza… Con tutto il cuore.

                                                                                                                                                                                                                             *vicario episcopale

 

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