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Don Antonio carissimo, confratello amatissimo, è giunta l'ora da te tanto attesa, come mi confidavi nelle tante telefonate che ci siamo scambiato soprattutto negli ultimi anni e quasi ogni giorno nelle ultime settimane fino alla mia ultima visita di sabato scorso con grande edificazione spirituale per me, offrendomi in anteprima il bellissimo volume delle tue poesie con una dedica personale scritta e firmata lentamente con tanta gioia sul volto consunto dalle sofferenze.

 

 

È giunta la tua ora nel giorno di sabato, come tu desideravi per il tuo grandissimo amore filiale per la Vergine Santissima, la cui corona del Rosario troneggiava sul tuo letto di dolore ma soprattutto ogni giorno sulle tue labbra e dentro il tuo cuore.

È giunta la tua ora alla vigilia della Settimana Santa, memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, che dopo averti associato, soprattutto negli ultimi anni, alla sua passione, come tu stesso mi confidavi dicendo "sto con Cristo sulla croce", è venuto ieri per associarti alla sua morte, prenderti con sé e accompagnarti alla Casa del Padre dove ti aveva preparato un bel posto nell'attesa della risurrezione garantita dalla sua risurrezione.

Quante volte abbiamo parlato di questo Mistero con la serenità della fede e della speranza di sacerdoti che hanno offerto con gioia la propria vita al Signore per glorificarlo e servirlo nei fratelli e nelle sorelle per e col suo amore.

Ringrazio il Pastore dei pastori per il dono che con te ha fatto alla nostra Chiesa di Lecce e per essa alla Chiesa universale.

Ti ho conosciuto sin dagli anni di seminario, apprezzato da tutti per la pietà profonda nella preghiera, per l'impegno nello studio con eccellenti risultati, per il senso di responsabilità nei doveri disciplinari e nella gioiosa cordialità fraterna.

Ti ho ammirato come sacerdote secondo il cuore di Dio, innamorato di Cristo, della Chiesa e del sacerdozio, che hai onorato con la esemplarità della vita e sempre in stretta, convinta e docile comunione con i Papi e con i vescovi leccesi di ogni tempo, come garanzia della fraternità sacerdotale  che hai testimoniato in modo esemplare a edificazione delle comunità parrocchiali e di tutta la città di Trepuzzi alle quali ti sei  dedicato con instancabile carità pastorale e fattiva attenzione ai poveri e a quanti soffrono nel corpo e nello spirito

Ti ringrazio per la sincera amicizia fraterna che tu hai voluto donarmi sin dagli inizi del mio sacerdozio e con la quale per settant’anni mi hai accompagnato nei diversi compiti affidatimi dal Signore da parroco, da vescovo, da cardinale, aiutandomi con il continuo ricordo nella preghiera. 

Nell'ultimo nostro incontro di sabato scorso, quando ti ho portato il saluto e la benedizione di Papa Francesco e tu commosso non finivi di baciare la mia croce episcopale, abbiamo rinnovato la reciproca promessa di ricordare ogni giorno nella santa messa e nella preghiera il primo di noi che raggiunge la Casa del Padre e che a sua volta si impegna a pregare, unito al nostro grande intercessore Gesù, per chi resta ancora nell'attesa della beata speranza della sua venuta.

Io già da oggi mantengo la promessa, certo di beneficiare della tua preghiera, non solo per me ma per tutta la Chiesa e l'umanità che hai servito con l'amore di Cristo buon Pastore.

La Chiesa di Lecce piange perché ha perduto qui in terra una delle perle del suo presbiterio, ma gioisce nella fondata speranza di avere un nuovo angelo custode nel cielo.

 

 

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