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In attesa di celebrare il 266.mo Anniversario della Dedicazione della cattedrale di Lecce il prossimo 6 novembre, la cui solenne eucaristia, eccezionalmente, quest’anno sarà presieduta dal card. Salvatore De Giorgi (LEGGI) e che sarà trasmessa in diretta tv da Portalecce (Fb) e da Tele Dehon (ch 19), ecco alcuni cenni storici sul tempio barocco di Piazza Duomo.

 

 

Una devota tradizione fa risalire al I secolo la costruzione della cattedrale di Lecce ad opera di Sant’Oronzo, primo vescovo e martire della città. Racconta, infatti, Carlo Bozzi ne I primi martiri di Lecce, Giusto, Orontio e Fortunato (1672) che: «Il primo disegno di questo novello pastore in beneficio della sua Chiesa si fu d’istituire l’ordine clericale, per provvedersi di sacerdoti, e ministri da impiegarli in aiuto delle sue pecorelle, e di erigere un tempio, ove potessero radunarsi i fedeli a celebrarvi i sacrificii al vero Dio».

D’altra parte, le fonti storiche non ci rimandano oltre la fine del IV secolo quando San Paolino da Nola nel Carme XVII (398) menziona la chiesa di Lupiae facendo legittimamente supporre l’esistenza di un luogo di culto seppur modesto.

Riferimenti espliciti all’edificazione della cattedrale si ritrovano, invece, in epoca normanna e poi sveva. Infatti, come sappiamo da due iscrizioni riportate da Giulio Cesare Infantino nella sua Lecce sacra (1634), il duomo fu ricostruito nel 1114 dal vescovo Formoso Lubelli e poi nuovamente nel 1230 dal vescovo Roberto Voltorico.

Di quest’ultimo edificio rimasto in piedi fino alla metà del Seicento abbiamo una rappresentazione in un’incisione di Pompeo Renzo approntata per la Lecce sacra.

Infine, nel 1658 il vescovo Luigi Pappacoda decise di demolire l’angusto edificio medievale per realizzarne uno più imponente. Nel dicembre di quell’anno si cominciarono a scavare le fondamenta, mentre il 6 gennaio del 1659 avvenne la posa della prima pietra. I lavori affidati all’architetto Giuseppe Zimbalo durarono, non senza interruzioni e difficoltà, circa undici anni. Terminata la fabbrica, la decorazione dell’interno, incominciata dallo stesso Pappacoda, fu portata avanti dai tre Pignatelli, Antonio, Michele e Fabrizio.

Al vescovo Alfonso Sozj Carafa, cui sono dovuti altri lavori che hanno reso più sontuoso l’interno della chiesa, toccò di riconsacrarla per paura che nella ricostruzione seicentesca si fosse usciti dai primitivi confini.

Il solenne rito si svolse la prima domenica di novembre del 1757, nella quale ricorreva l’anniversario della prima consacrazione che ancora si celebrava con sacre funzioni.

Da allora, ogni anno il 6 novembre la comunità diocesana si raduna nel maggior tempio della città e della diocesi non tanto per ricordare un evento del passato, quanto perché “avvicinandoci al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive veniamo costruiti anche noi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (cfr. 1 Pt 2,4-5).

 

 

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