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La vigilia della solennità dei santi patroni leccesi è caratterizzata anche dalla messa dell’offerta dell’olio per la lampada perpetua di Sant’Oronzo.

 

 

Alle 19, dopo i Primi Vespri capitolari, nella chiesa cattedrale l’arcivescovo Michele Seccia ha presieduto la messa della vigilia durante la quale, tradizionalmente, a turno i sindaci delle vicarie dell’arcidiocesi (quest’anno è toccato ai 6 comuni della vicaria di Squinzano) offrono l’olio che alimenta per tutto l’anno la lampada votiva dell’altare del santo patrono.

“Abbiamo ascoltato durante le letture: Preziosa è agli occhi del Signore la morte dei Suoi santi - ha detto l’arcivescovo durante l’omelia dopo aver salutato i sindaci dei sei comuni (Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Squinzano, Campi Salentina, Trepuzzi e Surbo) presenti nelle prime file dell’assemblea - e noi dobbiamo dire che preziosa è la vita di questi santi, perché è nel percorso della nostra vita, quotidianamente che si vive la presenza e l’esempio dei santi”.

Sant’Oronzo, San Giusto e San Fortunato sono i santi protettori non solo della città di Lecce, ma di tutta l’arcidiocesi oltre che di tutto il Salento. Per questo si alternano ogni anno le vicarie diocesane per il dono dell’olio nella persona dei sindaci dei vari comuni, un “segno bellissimo e di grande valore - secondo il presule - perché una lampada sia accesa per tutto l’anno come segno di tutta la comunità umana che continua a essere viva e presente all’altare del protettore per continuare a chiedere questa protezione”.

Ha poi continuato “Ma in cosa consiste questa protezione? Noi pensiamo subito come alla tutela alla nostra vita, ma dobbiamo pensare ad un’altra tutela come testimonianza di fede nella nostra vita. Perché invocare i santi significa non dimenticare che noi abbiamo ricevuto una radice, un germoglio, una piccola fiaccola di santità che ci illumina e ci protegge con il battesimo. Pure noi siamo chiamati nella nostra umanità a essere santi”.

L’arcivescovo ha invitato poi ad avere fedeltà, coerenza, e presa di coscienza della fede per la vita di ognuno e per il bene comune perché costituisce la spina dorsale della nostra vita di fede. “Oggi, come ogni anno, ci ritroviamo per questo ai piedi dei nostri santi patroni che nonostante abbiano vissuto l’orrore del tempo delle grandi persecuzioni hanno vissuto con coerenza magnifica la loro fede. Davanti a loro chiediamoci se viviamo la nostra fede come una fede di comodo, di abitudine, di consuetudine. Lasciamoci abbracciare dalla croce di Cristo che non è solo segno di passione ma è segno di speranza, di benedizione, di identità e di testimonianza viva”.

Al termine della messa, si è tenuto il concerto di canto gregoriano del gruppo vocale Viri cantores de finibus terrae.

 

Photogallery di Arturo Caprioli

 

 

 

 

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