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La "costruzione del Regno di Dio in mezzo alle case degli uomini" quale altissima destinazione cui il Signore chiama tutta la comunità.

 

 

Mi pare che queste parole, che l’altra sera mons. Seccia ha pronunciato (LEGGI IL TESTO INTEGRALE), non per caso, proprio a metà del tradizionale messaggio dell’arcivescovo alla città nella festa dei santi patroni, possano essere considerate anche il nucleo attorno al quale si è dispiegato tutto il suo intervento. Che, come è nello stile di Seccia, ha saputo tenere insieme lo sguardo profetico, orientato agli orizzonti più alti verso cui la Chiesa e la città di Lecce devono tendere, e un'attenzione concreta - propria di chi conosce a fondo esigenze e bisogni della comunità - ai temi "caldi" (e di caldo in piazza ce n'era veramente tanto) della stagione che la nostra terra sta vivendo.

Così l’arcivescovo ha potuto sviluppare le sue riflessioni rivolgendosi nello stesso tempo a quelle tre dimensioni - ecclesiale, civile e politica - considerate non dei compartimenti stagni, ma come necessariamente intrecciate, in quanto chiamate, ciascuna per la propria parte, ad un plus di impegno perché la cura del bene comune prevalga su interessi di parte.

Non saranno sfuggiti gli attestati di stima verso le belle realtà parrocchiali incontrate dal vescovo nel corso della sua Visita Pastorale e la gratitudine ai sacerdoti della diocesi; come pure incisivi sono stati i suggerimenti velatamente rivolti ad amministratori ed aspiranti tali (presentissimi l’altra sera), ai quali il vescovo ha chiesto di evitare sterili scontri e polemiche verbali, per indirizzare il proprio agire sempre verso l'interesse collettivo; per arrivare, infine, ad auspicare una maggiore cura delle relazioni interpersonali e della vera comunione, come antidoto al male della deresponsabilizzazione sociale, amplificata dall'uso, smodato e spesso distorto, dei social media.

Un messaggio, quindi, capace di spaziare a 360° sul vissuto della comunità diocesana leccese, indicando percorsi di impegno per i quali gli esempi di santità generati dalla nostra città (tra i tanti citati dal vescovo, oltre naturalmente ai patroni, San Filippo Smaldone e il venerabile don Ugo de Blasi) costituiscono ancora modelli dai quali lasciarsi ispirare: per edificare, così, personalmente la propria "santità della porta accanto" e comunitariamente la "civiltà dell'amore", di cui Lecce sembra avere tanto bisogno.

*Presidente diocesano di Azione cattolica

 

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