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Nella sua lunga carriera si è occupato di autentici capolavori d’arte, come il David di Michelangelo, gli Scrovegni di Padova, l’altare di Vuolvinio in Sant’Ambrogio a Milano o il Perseo di Cellini a Firenze. Stiamo parlando del prof. Alfredo Castellano, ordinario di fisica applicata presso l’Unisalento, che con i proff. Alessandro e Giovanni Buccolieri ed il prof. Giorgio Zavarise del Politecnico di Torino, ha offerto la propria consulenza per il recupero della statua di Sant’Oronzo.

Prof. Castellano, cosa hanno rilevato le sue analisi diagnostiche propedeutiche al restauro?

Le condizioni della statua sono davvero critiche. Si tratta di un’opera settecentesca alta 5 metri, realizzata in legno e rivestita da lamelle di rame dello spessore di circa 1 mm, fissate alla struttura interna da chiodi. Le numerose giunzioni fra le lamiere, per quanto studiate e disposte con assoluta cura, costituirono dunque, fin dalla nascita del manufatto, il suo tallone d’Achille. Attraverso di esse era pressoché impossibile che non avvenissero delle infiltrazioni d’acqua. Tale problema è stato poi acuito dal discutibile restauro degli anni ʼ80. In quella occasione infatti vennero applicati migliaia di rivetti che, sebbene abbiano impedito il distacco di singole lastre di rame a seguito di violenti fenomeni metereologici, hanno però aperto ulteriori vie di accesso all’acqua piovana che, alla lunga, sono risultate esiziali. L’impiego massiccio dei rivetti ha inoltre modificato, in modo irreversibile, l’aspetto dell’intera scultura.

Cosa è stato riscontrato invece a carico del rivestimento esteriore?

Se le indagini endoscopiche hanno fotografato una stato di grave degrado della struttura lignea, il rivestimento esterno presenta altri problemi. Oltre a sporco di tipo generico, deiezioni di volatili, sedimentazione di materiale particolato, colature prodotte da percolazione di composti trasportati da agenti atmosferici - tutte cose cui si sarebbe potuto anche ovviare attraverso una periodica opera di manutenzione nel corso degli ultimi trent’anni - sono stati riscontrati anche composti neoformati per attacco chimico-fisico della patina superficiale e la marcata presenza di macchie di ruggine quasi indelebili, diffuse un po’ dappertutto.

Ritiene sia possibile un riposizionamento dell’opera sulla sua colonna?

Sarò franco: se vogliamo che abbia un futuro, questa statua va musealizzata. Mi pare sia la scelta più doverosa e ragionevole da compiere, al fine di preservarla da processi alterativi irreversibili connessi all’esposizione urbana all’aperto. Dopo tutto, la musealizzazione di opere d’arte e la loro sostituzione con copie è una pratica applicata da tempo in vari contesti similari. Basti pensare, ad esempio, all’angelo posto alla sommità della cupola della Basilica Antoniana a Padova. Magari si potrebbe realizzare una copia del nostro Sant’Oronzo in fibra di vetro o fibra di carbonio e con un telaio in acciaio inox. Le tecnologie più recenti permetterebbero anche di realizzare una scansione laser ed una stampa in 3d dell’opera. Credo sia giunto il momento di prendere in considerazione tale ipotesi.

REPORTAGE FOTOGRAFICO STATUA S.ORONZO 2 - ESTERNO

REPORTAGE FOTOGRAFICO STATUA S.ORONZO 2 - INTERNO

 

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