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È noto come, in passato, la figura di Sant’Oronzo sia stata adoperata da parte leccese per contrastare l’egemonia della sede di Otranto. I vescovi della città idruntina hanno infatti sempre goduto del titolo di “primati del Salento” ed ancora sino a poco tempo fa indossavano il pallio dei metropoliti.

Tuttavia, se in riva all’Adriatico si mostravano con orgoglio gli Ottocento martiri del 1480, il capoluogo, attraverso il risveglio del culto di Sant’Oronzo nel XVII sec., iniziò a vantare un eroe cristiano ben più antico, addirittura di origine apostolica. Stando così le cose, sembra insolito come Botrugno (un territorio della diocesi otrantina) abbia potuto amare un santo leccese. Ma la verità è che la querelle tra i due episcopi fu estranea ai botrugnesi: in queste contrade la devozione oronziana nacque spontaneamente e soprattutto dal basso. Non c’è da stupirsi dunque se la piazza principale del comune è dedicata al patrono e se, in occasione del 1950º anniversario del martirio, essa sia stata abbellita da un lastra commemorativa con l’espressione, tratta da Isaia, Semper protexi et protegam (Sempre ti protessi e ti proteggerò) che Oronzo avrebbe pronunciato prima della morte verso la propria terra. Anche Botrugno ha poi la sua colonna sormontata da un’effigie del santo. La si vede oggi in via Calvario ed è lì che, durante la Domenica delle palme, viene offerto al patrono un ramoscello di ulivo: gesto semplice ma ricco di significato perché richiama un preciso parallelo tra la passione di Cristo e la palma del martirio conseguita dal vescovo pugliese.

È però la chiesa matrice, dedicata allo Spirito Santo, il luogo in cui sfolgora la devozione locale. Qui, già negli anni successivi alla peste del 1656, venne eretto un elegante altare che ospita ora una statua lapidea del martire. Una leggenda narra che essa si pietrificò in seguito ad un tentato furto dell’immagine da parte di alcuni leccesi gelosi. Un modo popolare per esprimere la certezza che al santo fosse gradito il culto dei provinciali come quello dei concittadini: una sorta di rivalsa degli pòppiti, insomma. Ma il vero palladio della comunità è il simulacro in legno di ulivo che raffigura Oronzo nelle vesti di prelato da Controriforma, mentre leva la mano a benedire e reca con sé il libro delle Scritture. Tale statua è così pesante che arrivava a piagare le spalle dei devoti che la portavano in processione, i quali offrivano questo sacrificio per implorare una grazia o in segno di gratitudine per il bene ricevuto. Ad essa il sindaco offre simbolicamente le chiavi del comune durante la festa di fine agosto. Tipico di Botrugno è poi il corteo del 20 febbraio: in quel giorno viene condotta per le vie del paese la teca che racchiude il capo del santo, realizzato in cartapesta. L’usanza ricorda lo scampato pericolo del terremoto del 1743. In tempi recenti invece don Donato Ruggeri ha voluto introdurre anche il culto dei Santi Giusto e Fortunato, facendo realizzare due belle sculture dall’artista suranese Antonio Papa.

Un elemento importante della devozione locale è rappresentato inoltre dalle edicole votive sparse per l’abitato ed oggi purtroppo alquanto trascurate. Quella ottocentesca di via Cavour è forse la più antica. Il suo valore è innegabile, si tratta di una testimonianza di arte popolare volta a riprodurre la celebre tela del Coppola, ma necessiterebbe di un urgente recupero. Una copia della tela del pittore gallipolino è infine custodita nella cappella di Sant’Anna.                                                                                                                                                                     

 

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MEIC gruppo di Lecce e Azione Cattolica di Lecce presentano l'ultima fatica di don Gigi Manca. 

Saluteranno  S.E. mons. Michele Seccia, dott. P. Paolo Polimeno, dott. Mauro Spedicati. Dialogherà con l'autore il prof. Carlo Alberto Augieri.

28 Mar

a cura del Centro  Missionario Diocesano

29 Mar

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30 Mar

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