(33 - continua) Sperare contro ogni speranza: vivere la notte forzando l’aurora. Questo il messaggio che il card. Pizzaballa ha trasmesso con il suo intervento ai tantissimi partecipanti per la consegna del Premio “don Tonino Bello” ad Alessano, il 13 agosto scorso.

 

 

 

Ed è lo stesso messaggio che emerge dalla lettera pastorale che il card. Pizzaballa il 25 aprile 2026 ha inviato alla sua Chiesa, la prima lettera scritta a quasi 10 anni dalla sua nomina alla guida della diocesi di Gerusalemme. Terra del fuoco oggi più che Terra Santa: hanno deciso che lì bisogna compiere uno sterminio ed uccidere anche la speranza. Ma il cardinale non ci sta!

Nato a Cologno al Serio (provincia di Bergamo) il 21 aprile del 1965 da una famiglia di contadini, il cardinale entra da giovinetto in seminario, nell’Ordine dei Frati Minori e viene ordinato sacerdote il 15 settembre del 1990, all’età di 25 anni. Nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Gerusalemme come frate francescano: lì consegue la licenza in teologia biblica, insegna ebraico biblico, ricopre l’incarico di vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica in Israele, nonché, dal 2004 al 2016, quello di Custode di Terra Santa. Nel 2016 Papa Francesco lo nomina amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme e nel 2020 Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Nel concistoro del 30 settembre 2023 è stato creato cardinale.

“Tornarono a Gerusalemme con grande gioia” è il titolo della sua recente lettera pastorale e l’ha scritta e inviata nel momento più drammatico della storia già complessa di quella terra oggi più che mai oppressa dalla disperazione e dalla violenza e per la quale il 7 ottobre 2023 ha segnato un punto di svolta. In quei giorni Pizzaballa era a Roma, essendo stato appena nominato cardinale da Papa Francesco. Rientrato in fretta a Gerusalemme la sua testimonianza si è subito concretizzata in un gesto molto profetico: Pierbattista Pizzaballa si è offerto come ostaggio ad Hamas in cambio della liberazione dei bambini israeliani tenuti in ostaggio a Gaza.

Al 7 ottobre sono seguiti giorni molto difficili anche dal punto delle relazioni diplomatiche e alla Chiesa è stato di fatto impedito di svolgere il proprio ruolo. Gaza è stata isolata dal resto del mondo e allo stesso cardinale è stato concesso l’ingresso a Gaza solo in tre occasioni: la prima drammatica visita è avvenuta nel maggio del 2024, la seconda nel luglio 2025 e quindi, l’ultima, nel dicembre dello stesso anno, quando, raggiunto un fragile accordo per un cessate il fuoco, il cardinale ha potuto celebrare il Santo Natale.

Visite segnate da lacrime e preghiera, sconforto e disperazione, senso di impotenza e voglia di resistere, incredulità per la cattiveria umana e voglia di abbandonarsi alla misericordia divina.

Quello di Gaza è uno scenario apocalittico: densità di popolazione soffocante, sporcizia, bambini, uomini e perfino animali denutriti, invasione di topi, sensazione onnipresente di pericolo, sofferenza per fame, infezioni, mancanza di medicine, distruzione e morte ovunque, polvere mista a zolfo negli occhi e nelle narici. L’inferno immaginato sembra al confronto un salotto! E in tutto questo una domanda inquieta il cardinale e nella sua lettera pastorale a proposito dell’atteggiamento della chiesa si chiede: “…in questo periodo così duro, abbiamo a tratti privilegiato la prudenza e ricercato la sopravvivenza istituzionale, sacrificando la nostra testimonianza profetica?”. Per poi aggiungere: “Il nostro essere cristiani deve diventare testimonianza di un modo particolare di vivere anche dentro la contesa e deve trovare espressione visibile e riconoscibile in ciò che diciamo e facciamo”.

È consapevole Pizzaballa che il conflitto locale “è il sintomo di una crisi molto più profonda, di un cambiamento di paradigma a livello globale, [...] assistiamo al ritorno dell’uso della forza [...] a scapito di ogni altra possibilità fondata sul diritto, sul dialogo, [...] la guerra è diventata oggetto di un culto idolatra [...] i civili non sono più considerati vittime collaterali, ma diventano danni da imputare alla mancata resa del nemico o strumenti funzionali al raggiungimento del proprio scopo”.

È la barbarie, l’inciviltà più marcata; riprendono corpo i fantasmi della stirpe di Caino, unico motivo per il quale le sacre scritture dovrebbero essere citate. Invece, scrive il cardinale: “politici e ideologi stanno inondando i media con le loro interpretazioni bibliche , spesso utilizzate per giustificare ideologie di conquista e di potenza militare [...] La guerra agisce come fine a se stessa. Alcune potenze mondiali, che un tempo si presentavano come garanti dell’ordine internazionale, rivelano oggi un volto diverso: scelgono da che parte stare non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici”.

A pagare il prezzo più alto oggi i bambini palestinesi: non conosciamo gli atti bestiali, brutali, le atrocità che questi hanno subìto e ancora subiscono: il solo pensiero dovrebbe farci inorridire. Siamo grati a chi ha pensato a loro, ai bambini di Gaza, per il premio Nobel per la pace, iniziativa che desideriamo sottoscrivere: non è solo un fatto simbolico. È una scelta controcorrente, rivoluzionaria, di pace. Tonino Bello diceva che dobbiamo lasciarci “evangelizzare da bambini. […] “dalla cui bocca nascono parole che riducono al silenzio l’arroganza dei riottosi”; è necessario che gli adulti “si mettano in ascolto dei messaggi fioriti sulla bocca dei lattanti e ne riscoprano l’attitudine evangelizzatrice”. Mettersi in ascolto dei bambini perché loro hanno un linguaggio nonviolento, aperto alla convivialità: i bambini sono “naturaliter” rivelatori della verità, costruttori di speranza e di pace. Perciò le guerre ammazzano innanzitutto i bambini, perché le guerre si reggono sulle bugie e i bambini sbugiardano tutte le guerre e i guerrafondai!

Aderire all’iniziativa del Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza, (che Avvenire in questi giorni ha lanciato), sostenerla e sperare che si concretizzi, significa indicare di fatto nuovi orizzonti per un mondo più civile. Ai bambini di Gaza la nostra vicinanza e la nostra preghiera. Al card. Piazzaballa, che ha accettato l’invito della Fondazione “don Tonino Bello” ad accogliere un umile “premio” e ci ha onorati della sua presenza presso la tomba dell’amato pastore di Alessano, la nostra gratitudine infinita e il nostro sostegno, materiale e spirituale, con la speranza che la Terra Santa possa quanto prima intravedere i primi bagliori di un’aurora di pace. Nulla è impossibile a Dio! (continua)

*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

 

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