I Giochi Olimpici non rappresentano solo un evento sportivo, ma rappresentano la vetrina politica, culturale e commerciale di una città e di un intero Paese.

 

 

 

 

I primi giochi dell’età moderna si svolsero ad Atene nel 1896, poi a Parigi nel 1900, a Berlino nel 1936, fino a Sydney nel 2000 e a Pechino nel 2008 e, di nuovo a Parigi nel 2024.

In tutte queste edizioni la politica si è specchiata nello sport e nella gerarchia internazionale, derivata dal medagliere. Con buona pace del Barone de Coubertin, per il quale “l’importante non è vincere, ma partecipare”.

De Coubertin pensava di poter superare la guerra attraverso le competizioni sportive e da qui deriva anche l’attuale richiesta di “tregua olimpica”, avanzata ai Paesi in guerra, senza grande successo, per ora.

Il tema dominante di questa edizione dei giochi riguarda l’impatto climatico, più evidente oggi di quanto non fosse negli anni ‘90, tanto che il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) ha fatto dello sviluppo sostenibile uno dei pilastri della sua missione.

Va rilevato, in proposito, che la candidatura di Milano-Cortina è risultata vincitrice grazie alla valorizzazione delle strutture esistenti e al ricorso ad energia derivata al 100% da fonti rinnovabili.

In ogni caso, le Olimpiadi sono un fenomeno politico e della politica subiscono i condizionamenti. Diverse edizioni subirono boicottaggi, anche gravi, per ragioni politiche. Basti pensare a: Melbourne ’56, Montreal ’76, Mosca ’80, Los Angeles ‘84.

Si è sempre registrato, in verità, il tentativo della comunità internazionale di scongiurare il ripetersi dei boicottaggi nell’edizione successiva, assieme al rischio di andare a toccare i nervi scoperti del Paese ospitante.

Va sottolineato il doppio messaggio inviato al mondo dalle due edizioni svoltesi in Cina: quello del 2008 è stato sicuramente inclusivo e voleva evidenziare la volontà della Cina di aprirsi al mondo. Quello del 2022 voleva rappresentare, invece, una vera e propria sfida al mondo occidentale.

È anche emblematica l’edizione del 1988, che contribuì a rafforzare la democratizzazione della Corea del Sud e la sua apertura al mondo.

Da quel momento le due Coree trovarono nello sport e nell’Olimpiade uno spazio per portare avanti il loro dialogo e momenti di distensione, che ancora durano.

Ultimamente anche il Cio ha realizzato un’apertura globale, ammettendo nuovi Paesi emergenti, senza rinnegare le sue origini europee ed atlantiche.

Infine, ma non in ultimo, c’è la dimensione economica: un’Olimpiade costa! Milano-Cortina avrebbe già superato i 5-6 miliardi!

I governi non possono farsi carico di queste spese, mentre le grandi corporation vogliono sempre più visibilità.

Quante saranno le città disponibili a candidarsi per le future edizioni?

E tuttavia resta aperta la speranza che lo spirito olimpico, contribuisca a disinnescare le tensioni che ancora angosciano la scena internazionale.

 

 

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