Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

0
0
0
s2sdefault

Il suo culto di San Vito, benché fondato su fatti leggendari, si diffuse a partire dal V secolo, ma la devozione nei suoi confronti è divenuta intensa dal Medioevo, soprattutto da parte di chi era affetto di “còrea” (termine in verità coniato verso la metà del XVII secolo).

Con questo termine si denominò un disturbo del sistema nervoso, caratterizzato da movimenti convulsivi, una sorta di ‘ballo’, che colpiva prevalentemente i bambini. Non si sa per quale motivo il trauma motorio fu detto “ballo di san Vito” e, per questo, il santo fu eletto, in primis, protettore di chi manifestava questa malattia (considerata come una forma di possessione demoniaca per la quale si prescriveva una terapia a base di esorcismi). È poi protettore dei ballerini e interviene contro il fuoco, i fulmini, gli spiriti maligni e contro i cani idrofobi, insieme ai quali è raffigurato: ragion per cui si denomina Santu Itu te li cani rraggiati, san Vito dei cani rabbiosi.

Per il mondo contadino il giorno di San Vito è carico significati e di aspettative, contenute nei modi seguenti modi di dire: ti Santu Itu la fica ole maritu, di San Vito il fico vuole marito, ovvero l’imenottero Blastophaga psenes prende il polline dalle infiorescenze del fico selvatico e lo trasporta nei fichi domestici perché maturino. Per agevolare questo procedimento, intorno a questa data i contadini appendono ai rami del fico domestico gli zampagnuli, una collana di “profichi” e l’operazione è detta mbrufecare o mprufecare, che significa fecondare, proliferare.

Ancora: te santu Itu vota lu livitu, se una o ddoi pare, ete ‘ntrata generale, di san Vito si vede se il frutto dell’olivo è già formato e se lo è, ciò fa presupporre che il raccolto delle olive sarà abbondante; de santu Vitu se gira lu vulivitu e una cu ne pare se inche lu rappitu, di san Vito è fiorito l’oliveto e se appare soltanto un’oliva si riempirà il frantoio. Poi, te santu Dunatu, o riccu o spujatu, o ricco a spogliato; il giorno di san Donato (7 agosto) sarà giorno di conferma se gli alberi sono pieni o spogli del frutto. Ma ci sono anche segni indesiderati: De santu Itu la musca de lu joe vae a llu pudditru, di san Vito inizia a riprodursi la mosca dannosa alle olive tanto da compromettere il raccolto.

In questo giorno è possibile congetturare il tempo meteorologico sia quello della prossima estate sia quello dell’imminente vendemmia: de santu Itu le cicale càntane, di San Vito le cicale danno sfogo al loro canto e, quindi, vuole dire che fa molto caldo; se chioe de santu Vitu, lu mieru e’ fallitu, se piove di san Vito il vino sarà fallito, ossia non sarà di qualità perché la pioggia abbassa la gradazione alcoolica dell’uva. Un’altra locuzione ricorda: te santu Vitu, stima lu citu, a san Vito si stima la maturazione dell’aceto.

Per approfondimenti: R. Barletta, Quale santo invocare?, Edizioni Grifo, 2013

     

 

 

 

scuola diocesana di formazione teologica


 

 

CONTATTI

portalecce.it
73100 - Lecce
piazza duomo
tel. 0832.308849

redazione@portalecce.it