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Ritornano come ogni anno per l’Immacolata le tradizioni del passato che rinnovano i ricordi e tengono unite le generazioni.

L’8 dicembre apre le porte alle feste natalizie con la celebrazione luminosa dell’Immacolata Concezione, il cui culto è particolarmente diffuso nel Salento. Esso si collegava al calendario agricolo per cui “Ti la Mmaculata la cilina è maturata”, riferendosi all’oliva cellina, da conservare in recipienti di terracotta.

La festa dell’Immacolata si accompagna ancora oggi con antiche e numerose tradizioni che suggellano momenti di fede e convivialità.

Un tempo il 7 dicembre, giorno della vigilia, la cucina rimaneva rigorosamente spenta fino a mezzogiorno, quando sulla tavola di magro facevano bella mostra le “pucce” e le “pittule”.

La puccia, pane devozionale, abbondantemente spolverato di bianco fior di farina, con riferimento alla purezza, si gusta imbottito di tonno, capperi, ricotta “scante” o con peperoncino macerato in olio d’oliva. In tempi lontani la puccia era regalata agli operari dai datori di lavoro e, per indurre al digiuno i bambini, si diceva che la Madonna, a quelli obbedienti, avrebbe regalato un dentino d’oro.

Le fragranti pittule, farina, acqua e lievito lavorati a lungo da abili mani, sono fritte nell’olio d’oliva bollente assumendo forme diverse; possono essere gustate da sole o farcite, anch’esse, con tonno, o alla pizzaiola e con cavolfiori. Oggi che le pittule sono sulla tavola tutto l’anno, risulta obsoleto il proverbio: “Ti la Mmaculata la prima ffrizzulata, ti la Cannilora l’ultima frizzola” (Nel giorno dell’Immacolata, la prima preparazione di pittule, per la Candelora l’ultima). Il detto popolare rimane, tuttavia, a significare l’importanza della vigilia che la sera, bandita la carne, prevede sulla tavola pesce, frutti di mare, cozze, verdure lesse e le immancabili e gustose rape “nfucate”.

Dopo il “digiuno” le famiglie e la comunità erano pronte a venerare la Madonna con il pranzo della festa che aveva, come piatti principali, e per i fedeli alla tradizione ha ancora: lo “stoccapesce” al sugo con cui condire una pastina molto piccola, baccalà “cu’ le patate” cotto nella “pignata” e il grano cucinato nel sugo di pomodoro, insieme a cipolla e abbondante “pipirussu”.

Il dogma dell’Immacolata, proclamato ufficialmente da Pio IX nel 1854 anche se il culto risale in realtà a secoli lontani, VIII e IX sec,  fin dai tempi dei Normanni ed era diffuso in tutta Europa.

 

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