La prima volta, circa 25 anni fa, arrivai a Tinos quasi per sbaglio. Eravamo in vacanza in un albergo sul litorale di Atene. Tutto bello, ma qualcosa mancava… o forse era troppo. Troppo metropolitano.

Lessi da qualche parte che nel bel mezzo delle Cicladi, a poche ore di Mare dal Pireo, c’era un’isola con un grande santuario dedicato alla Madonna, meta di pellegrinaggi di tanti fedeli ortodossi, provenienti da tutta la Grecia. Una specie di Lourdes delle Cicladi o di Lourdes degli ortodossi, con tanti pellegrini, richieste di grazia, ex voto. La curiosità era tanta: ci imbarcammo per consumare gli ultimi spiccioli di ferie.
Tinos è la “fermata” di traghetto immediatamente precedente a Mikonos. Già allora - 25 anni fa - frotte di giovani si imbarcavano per la grande movida delle Cicladi: Mikonos! Noi scendemmo prima, insieme a qualche donna anziana e a qualche pope ortodosso nella lunga talare nera. Preciso che oggi la situazione è un po' cambiata, nel senso che anche Tinos, come tutte le isole della zona, hanno subito l’influsso altamente vacanziero e festaiolo di Mikonos.
Ma tant’è; anche quest’anno siamo tornati a Tinos, non più per caso fortuito, ma per amore di quest’isola splendida, tranquilla e ventosa. Sì, particolare non trascurabile: a Tinos soffia sempre un vento forte, gagliardo, che quasi ti fa dimenticare che sei in estate e che da qualche parte la gente soffre l’afa. I locali dicono che è un vento benefico, che allontana microbi e malanni, un vento che rigenera. Se possibile, questo vento - il meltemi - soffia ancora più forte sulla cima più alta dell’isola: l’Exoburgo. Quest’anno ci arriviamo per la prima volta. Come per la prima volta arriviamo al santuario della Madonna di Vrissì, su un costone roccioso da cui ti affacci sull’Egeo. Bellissimo! Qui la notte fra il 14 e il 15 agosto i pellegrini cattolici vegliano, insieme alla Vergine Assunta.
Così nel tempo abbiamo scoperto che Tinos non è solo l’isola del pellegrinaggio ortodosso alla “Panaghia Evanghelistria”, il santuario della Vergine al centro della città e dell’approdo (chora), che con grande solennità si festeggia soprattutto il 15 agosto; ma è pure l’isola del pellegrinaggio nazionale cattolico. A maggio e ad agosto i fedeli cattolici della Grecia salgono alla Madonna di Vrissì; a giugno il pellegrinaggio nazionale della Chiesa ellenica sale all’Exoburgo per la festa del Sacro Cuore di Gesù. In cima al monte, infatti, dove ormai non abita più nessuno ma una volta vi era la nobile capitale dell’isola, i padri gesuiti edificarono la chiesa del Sacro Cuore, e questa ancora oggi è meta dei pellegrini cattolici ellenici.
Quello che oggi è il capoluogo dell’isola una volta era solo il porto di San Nicola, uno dei tre porti di Tinos. Ma la capitale era lì, in alto, sull’Exoburgo, dove fra le rocce marmoree si stagliava la fortezza veneziana.
Possedimento della Serenissima Repubblica di Venezia, l’isola era una vedetta nell’Egeo a fronte dell’enorme e potente impero ottomano. Qui greci e latini, cattolici e ortodossi convivevano in pace. Lo fecero fino al 1715, quando un’agguerrita flotta musulmana - nella buona stagione come sempre, come ad Otranto - sbarcò le proprie truppe, conquistò, saccheggiò, distrusse la fortezza e la cittadina inerpicata fra le mura e le scoscese pareti della montagna. Fino ad allora la popolazione di Tinos era stata in maggioranza cattolica. Poi, un lento declino, e anche se oggi gli ortodossi sono circa il 65% dei quasi 10.000 abitanti, qui in percentuale si ha la maggiore concentrazione di cattolici di tutta la Grecia. Pressappoco la stessa situazione si ha a Syros, isola dirimpettaia chiamata “l’isola del Papa” per la presenza storica di cattolici. Non a caso sia Tinos che Syros sono sedi diocesane.
Nonostante la prudenza della Chiesa, i cattolici di Tinos e di Syros nel 1821 diedero il loro apporto - molto importante - alla vincente rivolta dei Greci conto l’oppressione turca. Tutte queste storie appartengono al passato, e oggi ognuno ha le sue chiese, i suoi riti, i suoi pellegrinaggi. Resta la spiritualità fortissima dell’isola, forte come il vento che fischiando viene giù dalla montagna e porta refrigerio e salute.

