L’urgenza di una formazione cristiana capace di far nascere la fede, e non semplicemente di presupporla, è stata al centro dell’intervento del card. Kevin Farrell durante l’assemblea plenaria del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.

Il prefetto ha parlato con realismo della situazione attuale: cresce il numero di persone che non conoscono Gesù Cristo e, di conseguenza, non è più possibile immaginare che l’appartenenza ecclesiale basti a generare automaticamente una vita cristiana matura. Serve piuttosto una formazione “di base”, permanente, che aiuti all’incontro vivo con il Signore, capace di trasformare il cuore, la mentalità e il comportamento quotidiano.
Farrell è stato netto: non saranno i cambiamenti organizzativi o gli adattamenti strutturali a riportare le persone alla fede. Occorre invece che ogni diocesi e ogni parrocchia offrano percorsi di primo annuncio, catechesi, iniziazione sacramentale e accompagnamento spirituale.
Un richiamo che risuona in sintonia con quanto più volte ripetuto dal presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, quando afferma che “la cristianità è finita”: non viviamo più in un contesto dove il Vangelo è conosciuto per tradizione. Proprio per questo diventa decisivo tornare all’essenziale della proclamazione.
La stessa prospettiva è stata indicata dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta durante il recente convegno pastorale diocesano (LEGGI), quando invitò con forza a rimettere al centro il kerigma, l’annuncio fondamentale dell’amore di Dio manifestato in Cristo morto e risorto. Senza questo cuore pulsante, ogni iniziativa pastorale rischia di ridursi a organizzazione.
A fondamento di questa visione sta l’intuizione antica dell’apostolo San Paolo: Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la “stoltezza” della predicazione. È proprio l’annuncio, infatti, a generare e risvegliare la fede nel cuore dell’uomo. Se la fede nasce dall’ascolto, diventa allora imprescindibile che la Chiesa moltiplichi occasioni concrete in cui il Vangelo venga proclamato in modo vivo e comprensibile.
Nel suo intervento, Farrell ha richiamato anche l’insegnamento di Papa Leone XIV, che nella lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza” invita a una formazione che abbracci l’intera persona: spirituale, intellettuale, affettiva e sociale. Da qui l’esortazione a promuovere catechesi vive, introduzione alla preghiera, esperienze di fraternità, carità e missione, in una collaborazione che coinvolga pastori, famiglie, movimenti e nuove presenze evangelizzatrici anche nel mondo digitale.
Particolare attenzione è stata riservata alle famiglie e agli sposi, che devono essere accompagnati e sostenuti soprattutto nei momenti di difficoltà, valorizzando la testimonianza di altre coppie.
In definitiva, la direzione appare chiara: generare la fede perché nessuno può più essere considerato credente per semplice appartenenza culturale. È una sfida che riguarda la Chiesa universale ma tocca molto da vicino ogni diocesi. Proprio questo, infatti, è l’auspicio espresso dall’arcivescovo Panzetta: che nelle comunità ecclesiali del territorio si avverta con decisione l’urgenza del primo annuncio e si investano energie, persone e cammini per rimettere Cristo al centro della vita.

