Quello del “sogno” è uno dei temi che da sempre ha affascinato l’uomo di ogni epoca ad ogni latitudine e longitudine. È un tema pregno di significati, di metafore, di interpretazioni, di misteri; ma anche oggetto di studi, di analisi, di ricerche, di trattati, di opere d’arte e letterarie.

Il “sogno” ha avuto un ruolo fondamentale sia nella Bibbia che, più in generale, nella storia dell’umanità. Solo per citarne alcuni, pensiamo al sogno di Giacobbe, alla capacità di Giuseppe di interpretare i sogni del Faraone, ai sogni del profeta Daniele, e poi, venendo al Nuovo Testamento, al sogno che fa Giuseppe sposo di Maria e padre di Gesù o a quelli dei Magi per sfuggire ad Erode.
Per quanto riguarda, invece, il tema del sogno nella storia più generale della civiltà umana, sempre solo per citarne alcuni, si pensi a Platone, ad Aristotele, e poi a Shakespeare o a Freud o a Jung. E come non citare l’I have a dream di Martin Luther King, o la “Terra del sogno” degli aborigeni australiani. Fino a giungere al nostro caro don Tonino Bello per il quale chi non sogna la pace e la giustizia si rassegna, mentre chi sogna la pace e la giustizia cambia il mondo!
Da questo breve ma spero anche efficace elenco, emerge chiaro il nesso esistente tra il divenire della storia e il connubio tra aspetto onirico/spirituale e aspetto concreto/materiale della esistenza.
Il profeta Gioele in un passo del secondo capitolo del suo libro afferma: “…i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni...”. Il che equivale a dire che i buoni sogni sono frutto della saggezza, frutto della saggezza sono le buone visioni e, quindi, dalle buone visioni si spera possano nascere le buone decisioni.
La scienza da tempo ormai ci ha spiegato e svelato che, dal punto di vista fisiologico, i sogni originano quando l’attività fisica è quieta (prevalentemente di notte), in una parte del cervello nel quale le cosiddette “sinapsi” fungono da trasmettitori di impulsi chimici ed elettrici, collegando tra loro vari neuroni i quali danno vita ad esperienze sensoriali talmente vivide da farle sembrare quasi reali. Fino a quando…ci si sveglia. E, nei primi istanti che seguono il ritorno allo stato di veglia, il cervello da un lato è ancora sotto un effetto di “meraviglia”, e dall’altro cerca di elaborare e rendere razionale (ma quasi sempre senza riuscirci) quello che appare come una specie di minestrone cerebrale. Al di là, comunque, di ciò che avviene fisicamente nella nostra testa, una cosa è certa: ovvero, che l’essere umano ha in sé delle potenzialità straordinarie che, proprio attraverso i sogni, i desideri, le visioni, se utilizzate ed incanalate al meglio, possono dar vita a bellezza, giustizia e pace.
“Sogna ragazzo, sogna” afferma Vecchioni in una celebre e bella canzone. Noi potremmo allargare l’orizzonte, affermando “sogna, umanità, sogna”.
Ma se l’umanità sogna, è perché anche Dio sogna, desidera ed ha una visione sulla sua creatura. Buio. Silenzio. Vuoto.
Poi, dal nulla, nuvoloni ovattati dai colori tenui si espandono e si propagano su una infinita tavolozza nera, aprendosi come boccioli che, in modo accelerato, divengono splendide e setose rose. Al contempo un sibilo, prima lontano, pian piano si avvicina, divenendo un suono sempre più forte e roboante.
Ora, come se ci si lanciasse dal punto più alto di una montagna russa verso una direzione non ben definita, ci si ritrova ad attraversare a velocità supersonica una sorta di tunnel spazio-temporale che, dopo un tempo indefinibile, termina con un atterraggio morbido in un ambiente in cui la vista gradualmente e lentamente si abitua alla presenza di una luce accecante.
Poi giunge una fitta nebbia autunnale che va via via diradandosi, lasciando il posto ad una figura gigantesca attorniata da una moltitudine immensa di altre figure, tutte gioiosamente alle prese con la preparazione di un presepe alquanto particolare. E quando, finalmente, i protagonisti sembrano soddisfatti del lavoro portato a termine, ecco che tutti si aprono formando due ali per far passare nel mezzo la figura gigantesca che porta nelle sue possenti braccia un neonato che adagia nel centro di questo splendido presepe celeste. Si tratta non di un nuovo essere umano, ma di un essere umano nuovo, simbolo non di una nuova umanità, ma di una umanità nuova, rinnovata. Questo è il sogno di Dio, il suo desiderio, la sua visione. Il sogno del Creatore che desidera il meglio per il suo creato e soprattutto per la sua creatura.
È giunta un’alba nuova in cielo carica di buoni presagi.
Il sogno non allontana la realtà: la crea!
Che l’umanità possa avere e sperimentare una rinascita proprio a partire dai suoi migliori sogni, dai suoi più sinceri desideri, dalle sue più belle visioni. Buon Natale all’umanità nuova.

