Ormai è ufficiale tanto che il progetto in ottobre è stato presentato al TTG Travel Experience di Rimini, la fiera turistica internazionale più prestigiosa d’Italia: è nato “ArtEcclesiaeCatania”, il nuovo parco culturale che avrà come hub organizzativo, dal prossimo dicembre, il museo diocesano della città etnea.

Il progetto - che partirà a breve - è nato dall’accordo tra l’arcidiocesi di Catania guidata dall’arcivescovo di origini pugliesi, Luigi Renna e ArtWork, la cooperativa leccese presieduta da Paolo Babbo che da circa sei anni, grazie all’intuito dell’arcivescovo emerito di Lecce, Michele Seccia, porta avanti LeccEcclesiae, il progetto che ha segnato una svolta nella fruizione turistica del patrimonio storico-artistico della diocesi leccese, oggi guidata dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
La proposta turistica assumerà particolare importanza in vista del Giubileo Agatino del 2026, che ricorda il ritorno a Catania, 900 anni fa, delle spoglie dell’amata patrona, Sant’Agata.
Il progetto prevede l’estensione dell’orario di apertura dei monumenti sacri più rappresentativi della città, nuove regole in materia di ticket d’ingresso e prenotazioni con aree riservate agli operatori professionali del turismo per offrire una vasta gamma di percorsi e visite guidate. Sarà inoltre allestito anche un moderno bookshop all’ingresso del museo diocesano, abbinato a un comodo info-point.
All’arcivescovo Renna abbiamo posto alcune domande alla vigilia del taglio del nastro di questa nuova esperienza.
Eccellenza, la diocesi di Catania, per la fruizione turistica del proprio patrimonio storico e artistico si affida ad un modello già collaudato in due diocesi di Puglia, a Lecce e a Bari-Bitonto, cosa l'ha spinta a fare questa scelta alle soglie del Giubileo Agatino?
Mi ha sempre colpito la professionalità di chi si muove con competenza nella offerta culturale, senza andare a discapito della identità religiosa del patrimonio. Le due identità devono poter essere evidenti affinché i fedeli che si avvicinano ad una chiesa, ad esempio, possano trovare chi permette loro di pregare, ma possano anche ammirare quella bellezza, nata per glorificare Dio, che parla a tutte le sensibilità. Questo salto di qualità permetterà a Catania di entrare a pieno titolo nel circuito delle città d’arte. Abbiamo voluto potenziare un servizio che offrirà una maggiore conoscenza e valorizzazione della città. Da questo punto di vista basta guardarsi attorno, in Italia e in Europa, per trovare esperienze simili: a Venezia, Verona, Palermo, Bari e Lecce.
Quali sono le linee principali sulle quali si attuerà, a partire dal mese di dicembre, questo nuovo progetto e quali luoghi sono stati scelti per offrire ai turisti un servizio più efficiente?
Le linee sono quelle di natura pastorale, anzitutto. Permettere ad un visitatore di poter ammirare un bene ecclesiastico, significa "leggere" quella che nel medioevo veniva chiamata "biblia pauperum", bibbia per chi non conosce il linguaggio rivelato dalle Scritture, ma lo vede rappresentato e più immediatamente fruibile. In un mondo secolarizzato e rispetto a culture diverse, la funzione dell'opera d'arte religiosa è la stessa. Il fulcro è Sant'Agata e il suo culto, che ha segnato tutti i luoghi di Catania che si trovano lungo la Via Etnea: dalla cattedrale al cosiddetto "Trittico Agatino" di Sant'Agata La Vetere, Sant'Agata alla Fornace, Sant'Agata al carcere. Le altre chiese stupende della Collegiata, San Michele ai minoriti, San Giuliano, sono alcuni splendidi esempi di barocco, maestoso nelle forme e grazioso nella decorazione. Il museo e le Terme Achilliane, ci rimandano alle vicende di una città che attraversano più di due millenni di storia.
Quali ricadute immaginate a vantaggio della diocesi e del territorio?
L'arcidiocesi di Catania potrà avere un servizio più coordinato di alcuni dei suoi beni artistici, che fino ad oggi sono stati curati da diversi soggetti. Il territorio, ricco altri beni artistici ecclesiastici come la Badia di Sant'Agata o civili come gli antichi teatri, come in un "gioco di luci" non potrà che vivere nella reciprocità una straordinaria offerta culturale.
La società catanese Arca, che già si occupava della gestione del museo diocesano, avrà come nuovo amministratore il presidente di ArtWork, Paolo Babbo, e rafforzerà il suo staff organizzativo avvalendosi dell’esperienza già maturata con successo a Lecce, a Bari e Bitonto e in altri siti italiani. “Nell’affrontare con grande entusiasmo questo nuovo impegno, desidero ringraziare l’arcivescovo Renna per la costante attenzione con cui ha accompagnato la genesi di questo percorso - ha dichiarato Babbo -. La fiducia accordataci è lo sprone a cercare di migliorare ancora le esperienze di gestione di beni ecclesiastici e i riscontri molto positivi che già abbiamo avuto in altre diocesi. L’esperienza maturata in Puglia ci rende sempre più convinti del fatto che la bellezza, se condivisa, può diventare una forma concreta di sviluppo per la città e per tutto il territorio”.

