Tempi drammatici, ma anche assai strani, quelli che stiamo vivendo. Per definirli drammatici, basta accendere la tv in qualsiasi momento della giornata: cronache di guerre e cronache nere ormai occupano almeno il 90% dei tg.

 

 

 

 

A renderli e farceli definire strani, invece, sono alcune lampanti contraddizioni che fanno da corollario agli stessi. Ma facciamo un piccolo anche se fondamentale passo indietro. Prima di attribuire una determinata definizione ad uno o più eventi o ad una o più persone, buona regola sarebbe quella di verificare il percorso compiuto da quell’evento o da quella persona, e solo in un secondo momento attribuire agli uni o alle altre quella data definizione. Al di sopra di tutto non si può non mettere la Storia con la esse maiuscola. È la Storia (intesa come divenire e susseguirsi di eventi e donne e uomini nello scorrere del tempo), infatti, a fornirci gli elementi basilari che ci consentono di analizzare prima , e dare un giudizio, poi sulle contraddittorie vicende dell’attualità. Emblematica, a questo riguardo, l’espressione “Storia maestra di vita”.

Volendo, solo a titolo di esempio, associare un’immagine specifica, possiamo paragonare la storia ad un palazzo in costruzione; il singolo mattone non può essere definito “palazzo”, quest’ultimo diverrà tale solo nel momento in cui tutti i singoli mattoni saranno sistemati l’uno dopo l’altro, l’uno accanto all’altro o l’uno sull’altro, tutti al posto giusto. Ovviamente, il ruolo del singolo mattone sarà stato e rimarrà fondamentale; tant’è vero che, anche senza uno solo dei singoli mattoni, l’intera struttura potrebbe crollare su se stessa. Ecco, i singoli mattoni rappresentano le singole vicende personali ed i singoli fatti che, messi l’uno accanto all’altro e l’uno dopo l’altro, tutte e tutti insieme costituiscono la storia dell’umanità. Ora facciamo uno step ulteriore.

A volte si tende, erroneamente, a non dare la giusta importanza al fatto che la storia altro non è che una “sequenza”, frutto a sua volta di “conseguenze” risultanti da quel susseguirsi di eventi e persone. In altre parole, la storia ha una sola univoca direzione: va avanti, non torna indietro, perché non può e non deve tornare indietro. E se non si ha uno sguardo o una prospettiva che potremmo definire “d’insieme”, le analisi potrebbero risultare fuorvianti, facendoci giungere a conclusioni e definizioni che, quindi, producono le “contraddizioni” di cui si diceva all’inizio di questa riflessione e di cui è piena l’attualità. Ed allora, può accadere che le parole (con i rispettivi “gesti di”) pace, guerra, rispetto, solidarietà, tolleranza, giustizia, democrazia, ricerca di soluzioni (ad esempio attraverso il “multilateralismo” e non il “bilateralismo”) e si potrebbe continuare, vengano strumentalizzate se non addirittura stravolte nel loro significato puro ed originario, dando vita a prese di posizione appunto contraddittorie; commettendo anche, in alcuni casi, l’errore di ritenere che, il rifarsi alla storia, alla tradizione, alla consuetudine possa bastare e sia di per sé sufficiente a giustificare tutto, finanche le contraddizioni più evidenti.

Ma è proprio a questo punto che dovrebbe intervenire la vera lezione della storia, vale a dire il fatto che la storia (sia nel bene che nel male) non è uno scontato ripetersi di eventi e persone, ma deve andare avanti “migliorando”.

Da questo punto di vista, la Bibbia è uno straordinario scrigno (e non solo puramente sacro) ricco di esempi che testimoniano come la storia (che in questo caso procede dall’Antico al Nuovo Testamento) vada avanti e non si riduca ad una scontata ripetizione di atti o gesti o comportamenti, anche se compiuti da persone diverse. E all’interno della Bibbia, il tema della pace, strettamente connesso e collegato a quello della nonviolenza, risulta particolarmente attuale. Ora, tra gli innumerevoli passi che si potrebbero prendere come riferimento, ho pensato di indicare quello dell’incontro e del dialogo tra Gesù e Pilato, con il successivo processo pubblico.

Fior di storici, di biblisti, ma anche di scrittori e di artisti si sono cimentati nell’analizzare, nell’interpretare, nel descrivere, nel raffigurare ciò che avviene, ma anche ciò che si dice o non si dice in quel celeberrimo frangente della vicenda di Cristo. In punta di piedi, mi associo ai tanti che individuano, proprio in quel passo, uno dei richiami al sotto-tema (il tema sullo sfondo rimane la pace) della nonviolenza. Gesù che, solo apparentemente, sembra non voler rispondere sia a colui che rappresenta il potere, e sia dinanzi al popolo che lo ripudierà e condannerà. Ed invece, nelle poche parole così come nei silenzi, dà a tutti noi (umanità dell’epoca e umanità di oggi e di sempre) la più grande lezione di nonviolenza non “passiva”, ma assolutamente “attiva”.

E cosa accade subito dopo che Pilato (il potere) si tira fuori (all’epoca ma come accade anche oggi) dal prendere una decisione, rimandando al popolo (democrazia) la decisione finale di condanna o di liberazione di un innocente? E cosa decide il popolo (democrazia malata)? All’epoca come anche oggi, il popolo condanna gli innocenti, ed assolve i colpevoli. Qual è il resoconto finale della vicenda di quelle poche e drammatiche ore che vedono protagonista Gesù (la nonviolenza), Pilato (il potere) e il popolo (la democrazia si, ma malata)? Che l’unico vero innocente, alla fine è l’unico vero condannato; proprio ciò che drammaticamente accade anche oggi: gli innocenti che soccombono sotto le macerie. Mentre gli altri due protagonisti si autoassolvono.

Ed il gentile lettore potrebbe a questo punto chiedere all’autore di queste brevi e semplici riflessioni: e che ci azzecca la storia con tutto questo? La vicenda di quelle ore di Gesù, Pilato e il popolo insegna che la storia va avanti e non torna indietro. Insegna che Gesù (Nuovo Testamento) non è la riproposizione del passato (Antico Testamento: “occhio per occhio...”), ma è la evoluzione della storia che non guarda indietro.

Tornando e concludendo queste righe con l’attualità, possiamo affermare che se per secoli e millenni la guerra (violenza) ha rappresentato l’unico strumento di risoluzione delle discordie tra i popoli (con la prevalenza spesso della legge del più forte e non necessariamente del più giusto), la storia che “deve” andare avanti ha l’assoluto bisogno di trovare soluzioni alle varie crisi che non siano più quelle che contemplino solo l’uso della forza, della guerra, della violenza. Ed a questo sono chiamati i potenti, i politici, i diplomatici; e non a riproporre vecchie e distruttive ricette superate dalla storia. Solo così l’umanità non rischierà più di cadere “in contraddizione”.

 

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