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Il calendario liturgico celebra la Purificazione della Vergine, avvenuta il quarantesimo giorno dal parto, ed è consacrato alla Presentazione di Gesù al tempio.

Popolarmente è detto Candelora perché si benedicono le candele, cui si attribuiscono virtù di protezione contro le calamità naturali e in occasione di eventi particolari o di grave emergenza. Nella liturgia cristiana il cero raffigura Cristo e la sua luce accompagna l’uomo durante tutta la vita, dal battesimo alla morte.

Pertanto sono due gli argomenti carichi di significato legati a questo giorno: la Purificazione e la benedizione delle candele.

Pure le puerpere salentine del passato si sottoponevano regolarmente al rito della Purificazione: dopo il parto la neo mamma non si doveva sottoporre ad alcuno sforzo fisico, ma doveva rimanere a letto per almeno quaranta giorni, secondo il pregiudizio che sinu alli quaranta stae perta la chianca, sino ai quaranta giorni (dopo il parto) sta aperta la lastra di pietra (sepolcrale); soprattutto se avesse partorito con difficoltà. Parliamo di quando il parto avveniva in casa e, in caso di bisogno, non vi era la necessaria assistenza medica, ma si faceva appello esclusivamente alla preparazione della levatrice e all’assistenza dei parenti.

Allo scadere del quarantesimo giorno dal parto, in uno dei giorni dedicati alla Madonna (mercoledì o sabato), la puerpera doveva andare in chiesa per ricevere la benedizione dal prete e accendere la candela benedetta della Madonna, con un gesto carico di implicazioni, poiché  significava rivolgersi a Lei, che così è chiamata in causa in prima persona ad esaudire le particolari richieste dettate dall’urgenza del momento.

Il 2 febbraio, come tutti gli altri giorni festivi della Madonna, eccetto quello dell’Addolorata, è particolarmente indicato per la celebrazione di Matrimoni o per l’inizio di nuovi lavori».

Per il contadino la Candelora rappresenta la prima data per prevedere il tempo primaverile, com’è attestato da diversi proverbi, tra cui il ben noto: (il giorno) della Candelora dell’inverno siamo fuori.

Non mancano tuttavia i suggerimenti a essere cauti:

Te la Candelora,                                           Della Candelora,

o nnieca o chioa;                                          o nevica o piove;

e se buenu tiempu fa’                                    e se fa bel tempo

la ernata ncora nci sta.                                 l’inverno ancora c’è.

   

Candilora trùbula, mese chiaru                    Candelora torbida, mese chiaro,

Candilora chiara, mese trùbulu.                   Candelora chiara, mese torbido.

Brutto o bel tempo, si registra tra gli animali un timido risveglio dal torpore invernale: te la Cannelora ogne puddhrascia ene alla coa, della Candelora ogni gallina si predispone a covare; te la Candilora ogne ceddhru se nd’ova o se ndoa o ene all’ovu, della Candelora ogni uccello depone le uova e si predispone a covarle. 

Con la ricorrenza della Candelora si chiude definitivamente il periodo natalizio e si disfano i presepi; un tempo la famiglia si riuniva per partecipare all’evento e per ricevere il cosiddetto lu benedittu, il benedetto, ossia ciò che aveva abbellito il presepe, e cioè un’arancia, un fico d’India, qualche pastiddhra, castagna secca. Tutti insieme si recavano in chiesa per la funzione religiosa e per fare benedire le candele che, spente, si portavano a casa e si custodivano gelosamente nella camera da letto, per accenderle in casi eccezionali credendo che la luce del cero fugasse spiriti maligni, temporali e morte.

La conclusione delle feste, come si è detto a proposito dell’Epifania, è sancita dai proverbi.  Ad esempio: Pasca Bbifanìa ogne festa porta via, poi se ota la Candilora: ave la mia ‘ncora, la Befana ogni festa si porta via, ma si volta la Candelora e dice: vi è ancora la mia.

Per approfondire

  1. Barletta, Quale santo invocare. Feste e riti del calendario popolare salentino, Ed. Grifo, Lecce 2013

 

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