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Umiltà: il grande valore della personalità. Una virtù che ci conduce alla ricerca della verità, ad abolire le pretese, a riconoscere i propri limiti, senza superbia né orgoglio.

 

 

 

Attenzione, non stiamo parlando di sottomissione all’altro, tantomeno di umiltà come forma di debolezza umana. Tutto il contrario, umiltà come la capacità di vivere secondo valori fondanti alla volta della crescita e dell’evoluzione. E non vi può essere crescita senza una buona dose di umiltà. L’umiltà è ben lontana dall’arroganza dall’onnipotenza e da qualsiasi forma di superiorità. Non è vicina neanche alle umili origini, allo status sociale. L’umiltà è quella virtù vicina invece alla nostra disponibilità all’ascolto, all’empatia, all’accoglienza e all’accettazione; alla vita come dono.

Rispettare gli altri, non arroccarsi nella ragione assoluta, essere accessibili seppur vigili, non essere né più né meno, saper chiedere all’altro. Questo è stare sul piano dell’umiltà.

Con questa parola chiave, Padre Marino Longo apre la predicazione del novenario in preparazione alla festa in onore di Sant’Antonio Abate, patrono di Novoli.

Il primo di nove “incontri” con la Parola. Ogni giorno con noi e per noi, fino al 16 gennaio quando la comunità novolese celebrerà la sua devozione al santo anacoreta vissuto più di 1660 anni fa ma sempre presente ed attuale nella vita e nel cammino di ogni buon cristiano.

Appuntamento a stasera con la diretta (regia di Paolo Longo) su Portalecce (pagina Fb) e su Tele Dehon (ch 19) dal santuario di Novoli: alle 18 il rosario, a seguire la novena e la messa presieduta da don Luigi Lezzi con la predicazione di Padre Marino.

 

 

 

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