Il 5 febbraio ricorre la memoria liturgica di Sant’Agata, giovane vergine catanese, una delle sante martiri presenti nei martirologi più antichi della tradizione cristiana e che da quest’anno verrà celebrata anche nell’antica chiesa di Sant’Angelo a Lecce grazie all’iniziativa dell’arciconfraternita dell’Addolorata e al suo instancabile priore Claudio Selleri (nella foto).

 

 

Santa patrona di Catania, dove è nata e dove subì il martirio nel III sec. morendo in carcere dopo torture e sevizie, nella città etnea è oggetto di grandissima e antichissima venerazione e devozione, ma è onorata in tutto il mondo cristiano sia nella Chiesa cattolica, che in quelle ortodossa e anglicana.

A Catania, il celebre busto reliquario del 1376, ad opera di Giuseppe di Bartolo, viene portato in una solenne processione che dura due giorni nelle celebrazioni che vanno dal 3 al 6 febbraio, occasione che richiama nella città sicula migliaia di fedeli e turisti ogni anno estremamente legati alla figura della santa vergine. Tradizioni antichissime si ripropongono ogni anno da secoli cel capoluogo etneo in una delle feste più grandi e antiche d’Europa.

Anche nella città di Lecce risulta presente un’antica devozione per la santa catanese. Nella chiesa di San Matteo, infatti, è presente un altare, il primo a sinistra, dedicato proprio a Sant’Agata. Quest’anno però, grazie alla devozione del priore dell’arciconfraternita dell’Addolorata nella storica chiesa del centro storico di Lecce di Sant’Angelo, è stata esposta una particolare replica del busto di Sant’Agata e il 4 e 5 febbraio verrà adornata di garofani bianchi e rosa, secondo la tradizione siciliana.

Domenica 4 febbraio, giorno del martirio, il padre spirituale dell’arciconfraternita, don Rossano Santoro, celebrerà la messa alle 10:30 al termine della quale il priore Selleri - quest’anno costretto a interrompere una lunga e devota che lo ha visto presente ogni anno a Catania per la festa patronale -  offrirà ai fedeli, per la degustazione, una “minna” di Sant’Agata, dolce tipico della tradizione catanese che ricorda appunto il simbolo del martirio della santa.

 

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