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C’è tanto e c’è molto di più nel  VIDEO  realizzato da don Riccardo Calabrese, il nostro caro don Riccardo. C’è il coraggio di un sacerdote; la dignità ed il contegno di un ministro di Dio che si sente l’ultimo dei servi inutili.

 

 

E poi la forza d’animo mostrata e dimostrata quando il buio della disperazione minacciava di prendere inesorabilmente il sopravvento. Per riuscire a trasformare l’angoscia e lo sconforto in energia positiva, che diventa dedizione assoluta. Un atto d’amore insomma. Una lettera aperta alla sua comunità, alla sua gente, quella di don Riccardo, affidata alle immagini, per dire che, nonostante il triste periodo che stiamo attraversando, che ci isola fisicamente e intacca la speranza nel futuro, il loro parroco è lì, sempre con loro, baluardo e risorsa, amico e confidente, un riferimento certo, un porto sicuro.

In questi giorni di quarantena ha pensato e si è ingegnato don Riccardo, per poter tenere uniti, intorno ai divini misteri i fedeli della parrocchia Sant’Antonio Abate di Carmiano. Lo ha detto e ripetuto nel suo video. Si è affidato ai mezzi della comunicazione, ai social, ha trasmesso la santa messa in streaming, ha voluto che tutti, nonostante la distanza fisica, si sentissero ancora “comunità”, viva e palpitante, presente e partecipe. Ma questo evidentemente ancora non bastava.  C’era in lui la percezione che lo sforzo fatto non fosse sufficiente. Che il servizio cui era stato chiamato, quello di pastore e guida, non fosse del tutto completo. Mancava ancora qualcosa. Mancava la carità, che come dice San Paolo, ”tutto crede, tutto spera, tutto supporta”.

Gesti concreti di vicinanza. Ed eccolo don Riccardo, a chiedere per gli altri, a farsi povero per i bisognosi, a bussare alle porte. Da qui, la sacrestia piena di generi di prima necessità, da distribuire a chi si trovava in difficoltà, per “dare il pane agli affamati”; ma non solo, anche per “consolare gli afflitti”. Era questo che voleva don Riccardo, per dare senso alla sua missione.  

E da questo ha imparato. Ha imparato a non bastare a se stesso, a condividere, a tendere la mano, ma anche a chiedere che gli sia tesa la mano. Ha imparato che tutti dobbiamo essere un sostegno per gli altri.   

Nel video, un crescendo di slanci di generosità, fino all’atto finale. Sembrava quasi che questa volta a confessarsi fosse lui, con quel riconoscere di non potere più fare a mano della sua gente, dei suoi parrocchiani, della sua comunità e, in un domani non troppo lontano, “tornare a riabbracciarla, come ai vecchi tempi”. 

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus