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Messo ormai alle spalle il lungo periodo di inattività dovuto allo stop per il Covid-19, il Lecce di Fabio Liverani è pronto a riprendere la corsa con l’obiettivo dichiarato della permanenza in serie A. Il tecnico romano ricomincia dalla gara interna contro il Milan, un avvio non proprio soft per i suoi uomini.

 

 

“C’è tanta voglia di ripartire e tornare in campo - commenta Liverani attraverso il canale ufficiale della società -.  Sinora non siamo stata una squadra che ha rispettato i pronostici:  possiamo vincere e perdere con chiunque. Dobbiamo essere veloci a capire da subito che partita sarà e adattarci di conseguenza”.

Dovrà fare di necessita virtù, viste le defezioni che ci saranno a causa di infortuni e squalifiche: “Per adesso paghiamo un prezzo abbastanza alto in termini di problemi a causa della sosta - prosegue il tecnico. Domani non ci saranno Barak (non convocato), Deiola, Farias, Dell’Orco (convocati ma fuori causa per problemi muscolari)  e Donati (squalificato).

Scelte scontate o quasi in ottica formazione, soprattutto nell’asse mediana, con Petriccione, Tachtsidis e Majer certi di una maglia. “Vedremo che tipo di partita dovremo fare - dice Liverani. A centrocampo, con due-tre defezioni diventa quasi scontata la scelta”. Nel reparto arretrato, stante la squalifica di Donati, il ballottaggio riguarderebbe Meccariello e Rispoli, uno dei quattro con Lucioni e Rossettini centrali e Calderoni a sinistra. Sulla trequarti dovrebbero agire Saponara e Falco, con capitan Mancosu possibile altra scelta, e in avanti dovrebbe iniziare Lapadula, con Babacar pronto ove ce ne fosse bisogno.

Sull’avversario di domani sera, Liverani ammette come il Milan sia “difficile, una squadra apparsa in forma contro la Juve in Coppa Italia. Hanno individualità, che possiamo colmare solo con il collettivo”.

Infine un pensiero sulla disputa delle gare a porte chiuse: “Credo di essere stato uno dei primi ad affermare che, visto il distanziamento e le situazioni, in uno stadio di 30mila persone si possano far entrare otto, diecimila persone. Mi auguro che piano piano si possa cominciare ad aprire gli stadi, e si torni alla normalità. Non credo sia calcio questo: ci adeguiamo, visto il particolare momento storico che stiamo vivendo, ma nessuno può dire che è lo stesso sport di quello che avevamo lasciato”, conclude Liverani.

 

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