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Pirotecnico 2-2 tra Lazio e Lecce, ma alla fine resta l'amaro in bocca per aver solo sfiorato l'impresa. Il fascino dell'Olimpico, la dura lotta contro Immobile, Luis Alberto, Milinkovic Savic, e la velocità di Zaccagni costituivano un duro banco di prova per i giallorossi, che approcciavano bene la gara ed erano molto aggressivi e corti.

 

 

Non rischiavano quasi nulla in difesa, evitando le ripartenze dal basso e coprendo la profondità con il gioco di anticipo su Immobile. Solo Lazzari e Zaccagni avevano le praterie sulla sinistra dove Gallo lasciava troppo spazio e non era adeguatamente coperto. Oudin era strepitoso nelle belle giocate che proponeva e nella qualità che dava al centrocampo giallorosso, mentre Hjulmand e Blin erano puntuali e precisi nelle coperture. Come al solito, i problemi si registravano in attacco, dove Colombo non tratteneva molti palloni, ma non aveva nemmeno palle gol, mentre Strefezza era l'ombra di sé stesso, a differenza di Banda che, perlomeno, creava difficoltà a sinistra. La partita, dopo un inizio incerto dei laziali, ma vivace dei salentini, viveva il suo primo momento culmine al 22' quando Strefezza batteva il rigore decretato da Maresca, per un evidente quanto ingenuo fallo su Blin di Hjsaj, ma lo calciava incredibilmente sul fondo. Dal punto di vista psicologico, era un terribile colpo difficile da digerire, non solo per il brasiliano ma per tutta la squadra. Puntualmente, al 34' sull'asse Luis Alberto e Immobile la Lazio passava in vantaggio alla prima vera occasione da gol, secondo il vecchio adagio ''gol mancato e gol subito''. Nella circostanza, però, Baschirotto veniva saltato dal movimento di Immobile, mentre Gendrey non stringeva con la necessaria diagonale. Un vero peccato che poteva compromettere il match. Era la seconda volta che Luis Alberto navigava tra le linee salentine e riusciva a dare imprevedibilità ai laziali. Al 43' Umtiti subiva fallo da Milinkovic, ma l'arbitro non lo fischiava e sul prosieguo dell'azione la squadra capitolina rischiava di raddoppiare. Al 47' però, allo scoccare della fine del recupero, il Lecce pareggiava con Oudin, lesto a colpire di sinistro sul cross di Gendrey e a premiare il Lecce. Il gol su azione era una liberazione per i salentini ed era di marca tutta francese, avendo iniziato l'azione con Umtiti.
Il Lecce iniziava la ripresa con ritmo e intensità, facendo perdere autostima ai laziali. Banda calciava in porta al 4', mentre i 1700 salentini si facevano sentire e dettavano legge all'Olimpico. Non passavano nemmeno 30 secondi che Oudin raddoppiava su assist di Strefezza. Il vantaggio era meritato. Il Lecce si chiudeva, arretrando il baricentro, ma mantenendo cattiveria, grinta e determinazione. Ci pensava anche Lazzari a tuffarsi in piena area di rigore al 57' nello sport preferito dai laziali che però non ingannavano Maresca.
Comunque, i capitolini spingevano, ma il Lecce agiva in contropiede, dove Oudin era sempre nel vivo del gioco, danzando tra le linee. Nello sport preferito, anche Milinkovic Savic si univa alla lista dei tuffatori e cadeva in area come colpito da un fulmine su una leggera spinta di Gallo, comunque in difficoltà. Intanto l'ingresso di Pedro dava maggiore slancio ai biancocelesti, ma il Lecce cercava di ribattere colpo su colpo. Al 67' Baroni inseriva Di Francesco e Ceesay, mentre al 70' il terzo cascatore era Immobile che, non potendo raggiungere il pallone, si gettava nel tentativo di prendersi una inesistente punizione. I continui tuffi indispettivano i salentini, timorosi di compiere qualsiasi fallo.
Al 72' entrava anche Basic per la Lazio. Al 75' Falcone bloccava Immobile, mentre Basic era il quarto cascatore della serata vergognosa dei laziali che sembravano giocare più a pallanuoto che a calcio. Il Lecce saggiamente gestiva la gara correndo pochi rischi. Non così negli ultimi minuti dove il Lecce non riusciva più a ripartire. La sofferenza era massima ma il Lecce pur barcollando rimaneva in piedi. Pedro metteva paura al minuto 87', ma poi il Lecce respirava. La Lazio comunque ci credeva anche a seguito dei 6 minuti di recupero accordati dall'arbitro.
Al 92' Pedro, il migliore dei suoi, colpiva il palo, e la curva salentina incitava a salire con il baricentro. Invece al 95' arrivava il meritato pari con Milinkovic su un rimpallo fortunoso in area di rigore e sull'unico errore di Umtiti, anticipato da Milinkovic. Il Lecce esce a testa alta all'Olimpico, pieno di nuove energie e convinzioni, ma anche consapevole di aver sciupato la possibilità di portare a casa i 3 punti, che pure sarebbero stati decisivi per la salvezza.

 

 

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