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Mons. Franco Lupo è cavaliere dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme dal 1997, è sacerdos per una lunga vita a servizio della Chiesa, è un "classico",  un magister vitae  (ed abbiamo tanto bisogno di maestri di vita, di uomini e di donne autentici, nel tempo in cui viviamo fatto in parte di superficialità, di approssimazione, di chiasso, di vuota apparenza),  e per questo sentiamo tutti di dovergli qualcosa, una parte del bello e del buono (kalòs kagathòs) che c'é in ognuno di noi.

 

 

 

Sull' onda della memoria e della commozione, rimane nel mio cuore un momento che lo ha visto protagonista, vincendo la sua naturale disarmante modestia, quando "si è arreso" e si è lasciato dolcemente prendere per mano per dedicare tutto un pomeriggio ai suoi fratelli ed alle sue sorelle nell' Ordine, per parlarci di Sant'Agostino, il grande vescovo di Ippona, filosofo e teologo latino, e del suo messaggio ancora "attuale", un'ora di vera catechesi e di profonda spiritualità.

Era il 1° marzo del 2014 e la sua relazione si è svolta in modo piuttosto insolito, originale: io sono stata la sua "voce", sia pure incrinata dall' emozione, che ha letto lo scritto (poi pubblicato nelle pagine di Sallentina tellus),  per consentirgli di non perdere quel poco di fiato che gli rimaneva e  per introdurre di volta in volta un  passo, un' espressione, una citazione, per indurci ad una riflessione e per rispondere alle domande di una piccola "comunità" in corsa  verso Gesù, che ha bisogno di fede, di luce e di grazia, che don Franco ha sintetizzato spesso in una parola, in greco, in latino o in dialetto, in un verso ricercato, in un abbraccio, mentre un cavaliere gli tendeva la mano per appoggiarsi (o eravamo noi ad appoggiarci a lui per non vacillare...).

E poi ci ha concesso di festeggiare i 90 anni nella sua casa, tra risate, fotografie e cunti, e poi ha permesso la riedizione di alcune sue poesie, liberamente tratte dal volume “Cose de Ddiu. Un di Bibbia in dialetto leccese, recitate dalla sua fresca voce riprodotta su Cd (grazie alla tecnica ed al buon gusto del nostro Comm. Gen. Aldo Imbò).

Le cose de Ddiu sono quelle che abbiamo imparato da bambini, al catechismo o a scuola, brani dell'Antico e del Nuovo Testamento, che poi sono diventate "cose dell'uomo" durante la nostra vita. Ed ora che don Franco è al cospetto dell'Onnipotente, è comunque con noi, in un'altra dimensione, e mi piace pensarlo sorridente, affacciato sul mondo.

 

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