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Il primo atto si è compiuto. Preghiera, commozione e lacrime tra i pochi intimi – sacerdoti, suore e familiari – che hanno assistito all’accoglienza e al rito in duomo: l’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi è stato sepolto nella cattedrale di Lecce.

Grazie alla lunga diretto Fb, i lettori di Portalecce, guidati dal commento di don Antonio Murrone, direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, hanno potuto partecipare all’intera cerimonia svoltasi in un clima di grande silenzio, di raccoglimento e di preghiera corale.

Sentimenti di gioia per questo anelato “ritorno”. Da mons. Ruppi, sognato, desiderato ed espresso nel suo testamento spirituale. La perfetta sinergia tra l’arcivescovo Michele Seccia - che già al suo arrivo aveva manifestato l’intenzione di farlo seppellire in cattedrale - e il prof. Gino Ruppi, il fratello vivente dell’arcivescovo che è l’esecutore testamentario, ha fatto il resto e ha portato i suoi frutti. Non a caso gli ultimi a salutarlo prima della discesa della lastra bianca che ha chiuso una vicenda andata avanti per più di otto anni sono stati proprio loro due: l’arcivescovo ha incensato il feretro e poggiato il testamento che ha sancito formalmente l’atto; il fratello Gino ha deposto tra le lacrime una rosa rossa sulla bara.

Pianto e preghiere, si diceva. Ma anche la gioia per aver potuto salutare per l’ultima volta i suoi resti mortali. Ora mons. Ruppi partito di buon’ora da Alberobello riposerà per sempre a Lecce, a due passi dalla cattedra dalla quale per più di vent’anni ha annunciato il vangelo della misericordia e della gioia di essere comunità diocesana, popolo di Dio, comunione sacramentale.

Servizio fotografico di Arturo Caprioli

 

 

 

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