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Saranno molti i bambini ucraini accolti in Europa con le loro mamme in seguito all’invasione russa che durante l’estate faranno un breve ritorno nel proprio Paese.

 

 

 

“Sarà forse l’unica possibilità che mio figlio avrà di rivedere suo padre rimasto in Ucraina a combattere” dice Marina, rifugiata da qualche mese a Cracovia, e ora in procinto di partire per Kiev.

La Polonia è il paese europeo che più di tutti ha aperto le porte per accogliere chi fuggiva dalla guerra. Negli ultimi mesi alle scuole polacche, elementari e medie, sono stati iscritti oltre 200mila tra bambini e giovani adolescenti ucraini. Quasi il triplo (circa 550mila) invece, senza frequentare gli istituti nel Paese ospitante, hanno seguito le lezioni in dad comunque assicurata dal sistema scolastico ucraino. E non sono pochi quelli che in questi giorni tenteranno di conseguire il diploma di maturità. L’esame, previsto per la fine di luglio, è stato preparato dalle autorità scolastiche ucraine e sarà sostenuto on line grazie ai collegamenti finanziati dal governo di Varsavia e assicurati dal contributo di alcune università polacche e l’indispensabile ausilio dei servizi sanitari e della sicurezza locale.

Numerose le iniziative nate anche dalla società civile per venire incontro alle esigenze dei numerosi profughi, soprattutto di quelli più giovani. Emblematico quello pubblicizzato on line da un gruppo di studenti polacchi. “Alcuni mesi fa - si legge nel messaggio - in un quartiere popolare di Katowice sono arrivati i bambini ucraini che hanno dovuto scappare dal loro Paese a causa della guerra. Anche loro però hanno diritto a sorridere e a giocare. Adesso con l’estate e noi tutti andremo in vacanza. La maggior parte di nostri nuovi amici ucraini rimarrà invece a casa perché i loro genitori non possono permettersi di mandarli in un campo estivo insieme a noi. Così, abbiamo deciso di fare qualcosa perché anche i nostri nuovi colleghi possano andare al mare”. Un’idea semplice, di immediata realizzazione e grazie alla quale gli studenti sono riusciti ad assicurare un finanziamento di 6.600 zloty (1.400 euro circa) che sarà utilizzato per pagare il soggiorno di alcuni giorni, al mare, ai tre loro amici e coetanei ucraini da qualche mese sono residenti nella capitale della regione della Slesia.

Ma non solo. In questi giorni molte delle autorità locali, alcune Ong, la stessa Caritas polacca, spesso grazie ai fondi europei, stanno lanciando iniziative per assicurare ai piccoli profughi dall’Ucraina almeno qualche giorno di svago e spensieratezza in un campo o colonia estiva. Nei grandi centri ai bambini ucraini viene offerto un accesso gratuito ai parchi giochi, ai musei nonché la partecipazione a numerosi progetti realizzati per aiutare le famiglie meno abbienti che restano in città a vivere un’estate serena e qualche giorno più somigliante a una vacanza. Iniziative che coinvolgono diverse realtà sociali come ad esempio anche le catene dei cinema nei quali vengono spesso proiettati dei film per l’occasione gratuitamente doppiati in ucraino.

Secondo i dati delle autorità frontaliere polacche, dopo il 24 febbraio dall’Ucraina in Polonia sono giunte circa 5 milioni di persone. Ai rifugiati, oltre ad un sostegno e aiuto logistico iniziale, viene assicurato anche il diritto al lavoro e all’ottenimento di alcuni contributi, condizionati tuttavia all’assegnazione di un locale codice numerico personale.

Quasi la metà degli ucraini che attualmente si trovano in Polonia però è riluttante ad una formale registrazione necessaria per l’ottenimento del codice personale. Anzitutto perché i profughi fuggiti a causa della guerra sono convinti di poter tornare presto nel proprio Paese oppure perché semplicemente rimangono indecisi sul da farsi per il futuro, anche se prossimo.

I bambini e i giovani ucraini non registrati come profughi, nel corso dell’anno non hanno potuto frequentare le scuole polacche, e nemmeno potranno, durante l’estate, aderire alle iniziative previste. Non è raro quindi vedere in questi giorni, in tante città più o meno grandi della Polonia, i piccoli ucraini giocare per strada o, nel peggiore dei casi, restare chiusi nelle abitazioni per mancanza di luoghi o iniziative di svago. Nella maggior parte dei casi, infatti, le mamme ucraine fuggite con i propri figli dai bombardamenti in Polonia, non hanno parenti né amici ai quali affidare i loro piccoli durante il giorno, tempo prezioso per cercare piccoli lavori utili, spesso precari, per guadagnare i pochi soldi necessari per vivere. Non mancano poi anche le persone convinte che, in questa estate così travagliata, il diritto ad una vacanza tranquilla spetti anche a tutti i bambini e adolescenti rimasti in Ucraina. Per alcuni di loro le organizzazioni umanitarie polacche insieme alle autorità cittadine stanno organizzando dei brevi soggiorni, nelle località di mare e di montagna. E così, in questi giorni, è frequente assistere in Polonia all’arrivo di ragazzi e giovani, figli di chi sta ancora combattendo al fronte. Molti i bambini giunti da Bucha, da Irpin, da Ivano-Frankivsk e Charkiv. Ad accoglierli, insegnanti e animatori specializzati che, insieme a psicologi di sostegno, provano ad aiutare i piccoli traumatizzati dalla guerra, sperando che il soggiorno e la breve vacanza li aiutino a ritrovare la serenità e il sorriso di cui sono stati privati a causa del conflitto.

In Polonia, le vacanze scolastiche quest’anno durano 68 giorni. Le scuole, infatti, si sono chiuse il 24 giugno scorso. L’ultimo giorno di scuola è stato accompagnato da alcuni allarmi bomba, dalla polizia polacca considerati però solo opera di pirati informatici di probabile origine russa, e quindi non di grave pericolosità. I bombardamenti in Ucraina invece continuano senza sosta. Il nuovo anno scolastico in entrambi i Paesi inizierà il primo di settembre. E le incertezze sul futuro sono ancora tante.

 

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