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I contagi, anche se di poco, scendono e in autunno dovrebbe arrivare anche il nuovo vaccino che si annuncia efficace.

 

 

 

Sebbene i numeri delle vittime da Covid-19 in questi giorni spaventano, la prospettiva per i prossimi mesi in base ai dati è positiva. A illustrare il quadro è Roberto Cauda, ordinario di malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive al Policlinico Gemelli, che oltre a esaminare le evidenze sul virus si sofferma sull’altra emergenza sanitaria globale, il vaiolo delle scimmie, per il quale non prevede una vaccinazione in larga scala.

Professore, il Covid miete ancora vittime. I circa 200 morti al giorno fanno impressione.
Anche solo un decesso rende la situazione inaccettabile, ma paragonati alle altre ondate sono inferiori perché abbiamo protetto con la vaccinazione le fasce più vulnerabili della popolazione. Chi muore oggi, spesso ha forme sottostanti molto gravi di malattie sulle quali il Covid incide con una accelerazione, ma non è in sé la causa principale di morte. La lezione che si può trarre è che bisogna proteggere le persone più fragili con il secondo richiamo o con la terza somministrazione. Le nuove varianti hanno ridotto l’efficacia dei monoclonali ma non del paxlovid, il farmaco che lenisce le forme gravi di malattia e che andrebbe incentivato di più. Quello che oggi noi vediamo è il frutto dei contagi di due settimane fa, abbiamo ormai la certezza del picco. C’è una progressiva, lenta discesa, insieme all’indice Rt. Questo ci dice che il virus ha smesso di circolare in maniera tumultuosa e possiamo aspettarci che nella seconda metà di agosto avremo valori minori ad oggi.

 

 

I numeri fanno più impressione perché eravamo abituati all’idea che in estate il virus circolasse meno.
No, è stato sfatato il mito che il caldo blocchi il virus. Inoltre, la variante Omicron 5, causa di questa ondata, è molto più trasmissibile e si diffonde di più.

 

In autunno cosa dobbiamo aspettarci?
Non sappiamo quando, ma arriverà il vaccino aggiornato. Sarà bivalente o trivalente, se conterrà anche il vaccino contro l’influenza, che nell’emisfero australe ha già prodotto un numero elevato di casi. Il bivalente conterrà due vaccini diversi: quello basato sul virus di Wuhan, che abbiamo fatto adesso, più quello aggiornato su Omicron 1. I dati già ci dicono che questo ultimo è efficace anche contro le altre sottovarianti, la 4 e la 5.

Perché mantenere il vaccino di Wuhan?
In immunologia, il cosiddetto imprinting immunologico stabilisce che il sistema immunitario risponde, di fronte a uno stimolo composto da più antigeni, contro l’antigene (il vaccino) con cui ha avuto un primo impatto. In più, si è aggiunto il vaccino anti Omicron, nella convinzione – da verificare sui grandi numeri – che ci sarà una risposta correlata al vaccino aggiornato. Chi ha fatto la terza dose farà il richiamo, mentre chi, in questo periodo, ha fatto la quarta dose dovrà aspettare 120 giorni, così come chi si è ammalato, per evitare un eccessivo stress al sistema immunitario. Non sappiamo quali saranno i numeri perché questo virus ci ha dimostrato di essere imprevedibile. Dipenderà dalla situazione epidemiologica del momento. Se, come è probabile, ci sarà una circolazione della sottovariante attuale, saremo in una condizione favorevole per affrontare l’inverno perché avremo una quota parte della popolazione già vaccinata e un’altra quota importante colpita dalla quinta ondata.

 

 

Per l’Organizzazione mondiale della sanità, il vaiolo delle scimmie è un’emergenza sanitaria globale ma non va fomentato l’allarmismo. È giusto iniziare a pensare al vaccino?
No, la vaccinazione va fatta in maniera selettiva. Chi è nato prima dell’81 non dovrebbe farlo perché è stato sottoposto già a vaccinazione. Ricordiamo che l’Oms guarda a tutto il mondo, perciò non bisogna allarmare e tenere presente che non è una malattia che si diffonde facilmente.

Che precauzioni consiglia?
Bisogna evitare il contatto diretto e, qualora ci sia stato, mettersi in isolamento. È giusto invitare alla prudenza ma stiamo parlando di numeri di casi bassi. La vaccinazione di massa non sarebbe giustificabile. Eviterei infine di collegare la malattia ai comportamenti. Si rischierebbe di correre un errore grave che abbiamo commesso con l’Hiv in passato. Il fenomeno riguarda tutti e non solo alcune categorie di persone.

 

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