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A due personaggi del casato dei Larducci, entrambi nativi di Salò, fonti dirette e coeve attribuiscono rilevanti lavori per impegno monumentale ed abile tecnica.

 

 

 

 

Scrive Giuseppe Cino (1645-1722) nella sua cronaca che l’architetto di San Matteo in Lecce, edificato dal 1667 al 1700 per le suore terziarie francescane, fu Achille Larducci.

Per quella fabbrica, il Larducci svolse nel prospetto in chiave dialettica il rapporto di piani convesso e concavo che Francesco Borromini aveva proposto nel San Carlo alle Quattro Fontane (Roma) aperto al culto appunto quel 1667 e stabilì, per l’interno, una vasta navata a pianta elissoidale fiancheggiata da brevi cappelle ospitanti altari e dalle statue degli Apostoli scolpite in pietra locale da Placido Buffelli da Alessano (1692).

Al figlio Giovan Andrea Larducci i documenti assegnano la cappella dell’Annunziata eretta il 1665 in San Francesco d’Assisi dei conventuali e l’altare di Sant’Oronzo (1671) voluto dall’università nella cattedrale in collaborazione con Giuseppe Zimbalo che, dopo la sua morte (1685), subentrò nella fabbrica del campanile della chiesa parrocchiale di Maglie, completato a fine Seicento.

Ma la fabbrica alla quale Giovan Andrea legò il suo nome è l’imponente palazzo che per il duca Petraccone Caracciolo egli eresse il 1668 in Martina Franca, edificio di grande importanza architettonica, per il quale venne fatto addirittura il nome di Gianlorenzo Bernini.

La mole del grande palazzo è percorsa da un lungo balcone che occupa tutto il primo piano ed un lato della piazza antistante, mentre il respiro largo e maestoso dello scalone trova nelle tortili colonne del portale d’ingresso agli appartamenti un gentile richiamo di marca leccese.

 

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