Sarebbe grave se quanto scritto da Susanna Tamaro sul Corriere della Sera (29 luglio) a proposito dell’ideologia gender passasse sotto silenzio.

 

 

 

Siccome temo che pochi abbiano letto l’articolo, riassumo sinteticamente quanto da lei scritto in occasione della pubblicazione della Guida pratica “Oltre lo sguardo” della Società italiana di pediatria e dell’Associazione culturale pediatri. La Guida ha suscitato, per la sua apertura al genderismo, anche le critiche della garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, del network “Ditelo sui tetti” e dell’associazione “Pro Vita”.

Anzitutto, va notato che Susanna Tamaro nel suo articolo cita un libro estremamente importante perché dimostra come l’ideologia gender sia stata smentita nella realtà dell’esperienza raccontata. Infatti, il libro del giornalista John Colapinto racconta la triste storia di un ragazzo che subì l’evirazione del pene per un errore del chirurgo dopo la sua nascita (l’obbiettivo reale dell’operazione era la rimozione della fimosi). Un medico, John Money, che aspettava l’occasione per dimostrare come l’educazione avrebbe potuto prevalere sulla natura sessuata, convinse i genitori a educarlo come se fosse una ragazza. E così avvenne fino a che il ragazzo non ebbe compiuto 13 anni, sempre manifestando un radicale rifiuto della femminilità imposta.

Bruce divenne Brenda, ma non nel suo io, perché si percepì sempre come un maschio, quale veramente era. Finalmente, di fronte alla sua disperazione, i genitori gli raccontarono la verità e allora cominciò il suo “ritorno” alle origini. Attraverso una serie di operazioni, potè ricostruire in qualche modo la sua mascolinità, riuscendo anche a sposarsi, anche se poi la sua vita si concluse comunque nella tragedia, essendosi suicidato a 38 anni.

Il libro è efficace per dimostrare come l’ideologia gender sia una forzatura ideologica della realtà, cioè il tentativo di mettere in pratica l’ideologia di Simone de Beauvoir (1908-1986) secondo cui «donna non si nasce ma lo si diventa», la celebre frase scritta nel suo libro “Il secondo sesso”, pubblicato nel 1949. Come tutte le ideologie, anch’essa contiene un aspetto di verità e cioè che la propria natura deve essere educata per perfezionarsi, ma la cultura e la propria volontà non sostituiscono mai l’identità sessuale originaria. La storia drammatica di Bruce lo dimostra. Meriterebbe una migliore accoglienza, perché non racconta una teoria, ma una storia realmente accaduta (San Paolo, 2014).

Ma Tamaro dice molte altre cose nel suo articolo. Intanto constata come «l’ideologia gender è diventata la nuova religione mondiale (…) dopo il crollo delle ideologie novecentesche»: è così sorto «un altro sistema totalitario dal volto apparentemente benefico e liberatorio», a causa del quale viviamo nella società dei desideri, per cui, «se non sei soddisfatto del tuo corpo, la scienza ti aiuta a trasformarlo in quello che desideri», ma nessuno ti dice che questa è una via senza ritorno e che «diventerai un bancomat a vita per le case farmaceutiche che ti forniranno le medicine necessarie per mantenere questa tua nuova condizione».

Praticamente Susanna Tamaro ci dice che quanto iniziò con le Conferenze dell’Onu del 1994 al Cairo e del 1995 a Pechino oggi è diventato realtà, cioè l’ideologia gender ha vinto, è penetrata in profondità nel corpo sociale. Qualcuno aveva dei dubbi? «Distrutta la famiglia, disautorata la comunità educante, cancellato il pudore, permessa ogni intrusione nella parte più intima delle persone attraverso la fruizione senza controllo della pornografia che avviene fin dalle scuole primarie, ponendo le basi per un’alterazione devastante nei rapporti tra maschi e femmine, che cosa resta del senso della vita?»

Ma la vittoria del gender non è per sempre. Sarebbe sbagliato disperarsi e Tamaro non lo fa. Anche lei indica una strada, una «battaglia da fare per salvare dalla disperazione i bambini», ovvero «allontanare tutte le funeste ideologie», coltivare le relazioni offrendo ai bambini «la capacità di sentirsi parte di un mondo il cui senso profondo è la relazione con tutto il resto del vivente e con il mistero della straordinarietà che si nasconde dietro di essa».

Arrendersi non si deve. Certo, bisogna partire dalla realtà e questa non è rosea. Basta leggere su Amazon l’elenco dei libri sul gender proposti in commercio per rendersi conto che la battaglia culturale è stata perduta, quantitativamente almeno. Così non vale più il discorso che si faceva fino a dieci anni fa, ovvero che è necessario avvertire i genitori del pericolo dell’ideologia che viene insegnata a scuola ai loro figli, perché ormai molti genitori o sono d’accordo con questa ideologia o sottovalutano il rischio. Ma tacere non farebbe altro che confermare la sconfitta. E questo, purtroppo, sembra essere il modo di affrontare (meglio, di non affrontare) il problema da parte di parroci, educatori, genitori: il silenzio, cioé fare finta di niente per salvare il salvabile senza creare tensioni con nessuno.

Ecco perché articoli come questo di Susanna Tamaro sono importanti, perché dimostrano che si può ancora dire pubblicamente la verità. Il percorso di ricostruzione è lungo e sarà doloroso. Bisognerà avere la pazienza di stare accanto ai tanti giovani che subiscono la propaganda dominante, che impiegheranno anni, forse decenni, per rendersi conto della malvagità che viene loro insegnata. Ma qualcosa succederà, prima o poi, che permetta loro di aprire gli occhi. Sarà forse la testimonianza pubblica di chi, come Susanna Tamaro, avrà continuato a dire pubblicamente che la vita ha sempre un senso, perché la verità e l’amore continuano a esistere.

 

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