Mattinata conclusiva della permanenza a L'Aquila per la carovana leccese che ieri ha raggiunto Roma per la fase clou del Giubileo dei giovani,

 

 

 

 

Prima della partenza, però, l'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, da buon timoniere ha voluto dare ai suoi compagni di cammino la rotta (IL TESTO INTEGRALE) per salpare in maniera serena nel mare della speranza che di lì a poche ore si sarebbe aperto dinanzi alla ciurma leccese.

Bussola per orientare il cammino sono stati i primi dieci versetti del capitolo primo della Lettera dell'apostolo Pietro, un testo che come ha voluto ricordare l'arcivescovo di Lecce, è fondante il tema della speranza.

Tre i temi affrontati: la scelta, l'opera di Dio, le prove come fortificazione.

 

 

LA SCELTA

Ogni cristiano vive la sua appartenenza al Signore, il suo essere discepolo non come risposta ad una candidatura personale ma come una scelta che scaturisce dal cuore grande di Cristo. Secondo Panzetta, infatti, dall'evento della nascita per poi passare ad ogni singola azione della vita umana, tutto è frutto di una scelta-elezione.

Belle, a tal proposito, le sue parole: "se sei stato battezzato, se qualcuno ti ha parlato del Signore Gesù, se stai facendo questa esperienza non è a caso, sei stato scelto ed eletto.  Certamente hai scelto anche tu, voi avete un'età nella quale cominciate ad essere autonomi e non lasciate che vi si impongano le cose, le decidete ed è giusto che sia così.  Dio ci vuole soggetti liberi, mica vuole essere amato dai robot.

Dio vuole essere amato da persone libere perché se tu sai che l'altro ti vuole bene per forza non ti senti bene, invece Dio vuole che noi siamo liberi. Quindi lui ci ha scelti, ci ha eletti, ha detto ‘questo appartiene a me’. Noi siamo scelti ed eletti da parte del Signore".

 

 

DIO CREATORE.

Anche nella vita del discepolo del Signore esiste un rischio dal quale doversi mettere al riparo: immaginarsi quale principio e fine di tutto ciò che si fa. La Chiesa, le comunità, quanto si realizza è opera di Dio che agisce attraverso il cristiano, che si serve delle sue competenze per continuare a scrivere pagine belle di salvezza. Questo consente al credente di uscire da quella autoreferenzialità che lo attanaglia per farlo, così, essere strumento nelle mani divine.

Ancora Panzetta: " Il mistero della Chiesa ha un autore comunitario, è un noi che sta alla base della Chiesa.  La Chiesa è un'opera del Padre per il Figlio nello Spirito Santo.  Quindi pure la tua parrocchia è così.  Quando entri ci vedi più o meno sempre le stesse persone, persone generosissime alle quali dovremmo baciare i piedi, perché le nostre comunità stanno in piedi per il volontariato, per gente generosa, alcuni trascurano anche se stessi e i propri impegni pur di servire la Chiesa. Quindi tu entrando vedi questo. Ma nella luce della fede devi riconoscere che nel mistero della Chiesa opera Dio Padre, opera lo Spirito Santo e opera il Signore Gesù.  Vedete come dice Pietro, no? Secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo. Ecco. La Chiesa è un progetto di Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo.  In realtà qui il verbo utilizzato è proprio quello della fede,per accogliere nella fede Gesù Cristo. Questo è valido anche per noi, noi siamo una comunità,  apparteniamo a un'unica Chiesa particolare;  la Chiesa di Lecce è un progetto di Dio Padre, è un progetto nel quale lo Spirito Santo santifica  e noi siamo abilitati a dire sì a Gesù, a obbedire a lui. Sarebbe bello cominciare a pensare la Chiesa come un mistero così grande".

 

 

LE PROVE

Un cammino, anche quello cristiano, non è esente da prove le quali, se lette con criteri solo umani, sono oggettivamente un ostacolo. Lette in chiave provvidenziale divengono, tuttavia, occasione per ricentrare in Cristo il proprio cammino e per dare prova di quella fede che fa nuove tutte le cose.

Ancora l'arcivescovo di Lecce: "Le prove, dunque, diventano un'occasione di crescita nella vita. Allora in questo momento, sarebbe bene visto che le prove le abbiamo passate tutti, focalizzare una prova terribile della vita, magari del passato che è già metabolizzata e rendersi conto di quanto si è cresciuto passando attraverso di essa.  In quel momento la tua fede è stata messa alla prova del crogiolo ed è diventata vera, è diventata migliore, è diventata una cosa bella che il Signore alimenta e custodisce per la nostra vita".

L'equipaggio leccese è pronto a prendere il largo con, nei bagagli, l'Essenziale per una traversata serena e piena di frutti nella consapevolezza che il Comandante saprà condurre a suoi lì dove la ricompensa sarà abbondante per chi si sarà messo in ascolto di quei consigli che, in questi giorni, sono caduti copiosi sulla bella gioventù leccese.

 

 

 

Photogallery di don Emanuele Tramacere.

 

 

 

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