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Guilherme Canela, direttore dell’Ufficio per la libertà di espressione e la sicurezza dei giornalisti dell’Unesco ha dichiarato ad Agi: “30 anni fa nel mondo avevamo solo 10 Paesi che avevano leggi in difesa della libertà di informazione, mentre oggi ne abbiamo oltre 130 e questo è estremamente importante”.

 

 

 

“Oggi in tutte le regioni del mondo vi sono legislazioni per proteggere la libertà di stampa, per proteggere i giornalisti e perseguire chi commette violenze nei loro confronti. Tuttavia - osserva Canela -, a questo trend positivo si affiancano ora nuovi trend negativi. Mi riferisco ai giornalisti molestati, arrestati in modo arbitrario, sequestrati, attaccati online o fisicamente, a volte uccisi, in molti Paesi del mondo”.

Tra il 2016 e la fine del 2020 sono stati 400 i giornalisti uccisi per il loro lavoro. Inoltre, solo un omicidio su 10 può essere considerato risolto dal punto di vista giudiziario. C’è quindi una enorme impunità, pari al 90%, e questo rafforza la violenza.

Molto più dei colleghi uomini, sono le giornaliste donne ad essere vittime di questo genere insopportabile di attacchi che sono aumentati in maniera esponenziale soprattutto durante questo anno e più di pandemia.

In Italia, secondo una ricerca a cura dell’ordine dei giornalisti, in collaborazione con Agicom, L'85% delle giornaliste, a tutte le età, dichiara di aver subito molestie sessuali almeno una volta nel corso della propria vita professionale, oltre il 66% negli ultimi 5 anni e il 42% è stata vittima di una qualche forma di molestia nell’anno di realizzazione dell’indagine.  Battute a sfondo sessuale, insulti e svalutazione sono la più diffusa forma di molestia.

Analizzando le varie forme di violenza, dalle minacce di violenza sessuale e fisica alle molestie tramite messaggi privati, alla pubblicazione di informazioni personali online senza consenso, si evidenzia, che queste aggressioni nascano fondamentalmente da un contesto di misoginia, omofobia, razzismo e fanatismo religioso.

Tra i grandi problemi che questi abusi online provocano, c’è senz’altro quello di minare la libertà di espressione, di critica e di inchiesta. Questi attacchi sono studiati ad arte per dissuadere le giornaliste dal proseguire il loro lavoro, dalla ricerca della verità.

Va sottolineato, che chi attacca un giornalista attacca la libertà di tutti ad essere informati.

 

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