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“Un santo e luminoso Natale, seguendo la Stella, che oggi vuole fermarsi sulle nostre case, nelle nostre vite e brillare sui vostri volti, nei vostri sorrisi” è l’augurio del direttore don Antonio Bergamo agli studenti, docenti e alla segreteria dell’Issrm “Don Tonino Bello” di Lecce.

 

 

Dalla frequenza in presenza alle lezioni a distanza, nel rispetto delle indicazioni dei vari Dpcm, docenti e studenti si sono incontrati in un’aula virtuale per i consueti auguri natalizi. Situazione diversa, distanze, sicuramente tanta nostalgia di relazioni autentiche nelle aule dell’istituto, ma identico è lo spirito che unisce l’istituto in un clima di convivialità delle differenze che lo rende unico.

“Una forma insolita” precisa il direttore don Antonio Bergamo “per scambiarci l’augurio di un tempo sereno e luminoso”: «I mesi che sono alle nostre spalle non sono stati mesi semplici. L’esperienza della pandemia ha fortemente segnato i ritmi di vita a tutti i livelli della società come anche per la nostra comunità accademica. Nell’orizzonte di incertezza e sospensione che continuiamo a vivere ognuno di noi ha riorganizzato i suoi tempi e le sue modalità. Ciascuno di voi ha tuttavia manifestato resilienza, pazienza, empatia, senso di comprensione, vincendo le ansietà e le fatiche che questo tempo così complesso ha comportato e comporta».

Un pensiero di gratitudine al personale docente per la costante presenza educativa, che sperimentando forme nuove di didattica, accendono la “passione per la Sapienza”. E il riferimento affettuoso e sentito a mons. Luigi Manca, «che ha terminato il suo servizio di direttore dell’Istituto, guidandolo per tanti anni con lungimiranza e saggezza, ed anche nel difficile approssimarsi dell’emergenza derivante dal covid19», una presenza importante per l’istituto, un accompagnamento degli studenti vissuto con partecipazione e vicinanza spirituale.

 «Il nostro Istituto è una comunità - continua il direttore - in cui studio e vita si incontrano, per questo è casa, in cui può nascere il veramente Altro dell’umanità, Gesù, in rapporti che scaturiscono dall’amore vero e che danno un senso di famiglia. In questi giorni mi sono ritornate alla mente alcune parole che papa Francesco rivolse il 20 settembre 2017 durante una udienza immaginando di parlare come un educatore a un giovane: “Lì dove Dio ti ha seminato, spera! Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. (...) Se ti colpisce l’amarezza, credi fermamente in tutte le persone che ancora operano per il bene: nella loro umiltà c’è il seme di un mondo nuovo. Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore. (...) Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia Dio, non disperare mai”.

E con il particolare riferimento al Natale don Antonio Bergamo conclude: «Questo Natale vissuto all’insegna della sobrietà ci può insegnare che è vita quella che si dona, quella che sa farsi carico della fragilità dell’altro per attraversarla insieme con colui che questa fragilità l’ha fatta propria: Gesù. Ci renda capaci, questo Natale, di generare luce anche solo con una parola buona che possa indicare un orizzonte, di far scoprire che nulla è perduto, che tutto è salvato; una parola che diventa carezza per chi si sente troppo schiacciato dalle sue amarezze e dai suoi dolori, dallo scoraggiamento, perché ritrovi anch’egli la forza di vivere, amare, sognare».

 

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