Organizzato dall’Istituto superiore di scienze religiose “don Tonino Bello” (Issrm) di Lecce, martedì scorso si è svolto il convegno “Dignità e diritti umani”, voluto dal Consiglio d’Istituto dell’Issrm e coordinato dai docenti Salvatore Cipressa e Alessandro D’Elia.

Dopo il saluto del prof. Alessandro Grande a nome dal direttore dell'Issrm e l'introduzione della moderatrice Lara Carrozzo, ha preso la parola l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, il quale ha esordito affermando che il punto di partenza del tema della dignità umana risiede per i cristiani nel libro della Genesi, laddove si legge “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”.
“Il figlio di Dio - ha continuato Ricchiuti - ha assunto la dignità umana perché l’uomo potesse assumere la dignità divina. I diritti delle persone sono la premessa della pace. Sant’Agostino dice: ‘chi ama la pace ama anche i nemici della pace!’ Ma amare significa anche dire la Verità”. Poi il presidente di Pax Christi ha citato tre riferimenti che, a suo avviso, hanno segnato la storia recente della Chiesa: la Pacem in terris fortemente voluta da Giovanni XXIII, la quale rimanda a piene mani proprio ai diritti inalienabili degli esseri umani, il Concilio Vaticano II e Papa Francesco, che tanto si è speso sul tema dei diritti soprattutto dei più deboli.
È stata, poi, la volta di don Salvatore Cipressa, il quale ha detto che “parlare di diritti umani oggi non solo ha senso, ma è obbligatorio, dal momento che viviamo un tempo di cambiamenti epocali che ci obbligano, appunto, a riflettere sulla dignità umana. Nel Concilio Vaticano II si parlava di umanesimo di responsabilità - ha aggiunto il docente di teologia morale -, ma l’uomo del nostro tempo ha smarrito il senso della trascendenza. Alcuni vorrebbero parlare di “dignità e diritti della persona” al posto di “dignità e diritti dell’essere umano”. Ma, sia la dignità che il diritto non devono essere concessi da nessuno, perché sono intrinseci in ciascun essere umano”. Cipressa ha poi concluso citando Papa Francesco, il quale diceva che “ogni giorno siamo chiamati a scegliere tra esseri buoni samaritani o girarci dall’altra parte”.
Attilio Pisanò, docente di filosofia del diritto presso Unisalento, ha esordito affermando che, dal punto di vista giuridico, tutto inizia in modo ufficiale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Non che prima non si fosse fatto riferimento ai diritti dell’uomo in generale, ma è lì che appare per la prima volta la parola “dignità”. Il preambolo della Dichiarazione - ha proseguito Pisanò - ci spiega il perché ogni essere umano deve avere quei diritti. Fino al 1948 essi erano presenti ma legati al concetto di cittadinanza. In quel momento storico - ha quindi concluso Pisanò - si è compreso che, per un’umanità uscita dalle atrocità della Seconda Guerra Mondiale, non era sufficiente rimanere al concetto di cittadinanza, perché bastava un tratto di penna per escludere tanta umanità dai diritti”.
Cesare De Giorgi ha poi portato la sua testimonianza in qualità responsabile dell’Ufficio diocesano Migrantes. “La povertà - ha detto De Giorgi - è la dimostrazione clinica di una società malata. Le migrazioni non devono essere più considerate un fatto eccezionale, ma strutturali, ed esse quasi sempre sono causate da ingiustizie. Occorre, quindi, - ha aggiunto - passare da una società ferma e chiusa ad una società aperta ed interculturale”. Sulla scia del magistero di Papa Francesco, alcune parole danno bene l’idea del cammino e dello spirito che anima l’attività dell’Ufficio Migrantes: gratuità, vicinanza e umiltà. Parole che diventano tre azioni: accogliere, promuovere, integrare.
Infine, don Alessandro D’Elia ha tirato le somme del convegno ringraziando i relatori ed i tanti partecipanti, aggiungendo: “Il momento storico che stiamo vivendo è davvero delicato, in virtù di scelte che non vanno proprio nella direzione del rispetto della dignità e dei diritti dell’essere umano. Ma la sfida per noi credenti - ha infine concluso D’Elia - è proprio quella di impegnarci nel quotidiano per essere lievito nella società”.
Photogallery di Arturo Caprioli.

