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In occasione del 70° compleanno (il 6 giugno) dell’arcivescovo Michele Seccia che la Chiesa di Lecce festeggerà in tre diversi momenti (GUARDA SOTTO), Portalecce ha pensato di raccogliere frammenti della sua vita attraverso i racconti e i ricordi di chi lo ha conosciuto da vicino. Brevi istantanee che ripercorrono la vita di un ragazzo, di un sacerdote, di un vescovo che ancora oggi continua a scrivere pagine di vita evangelica.

 

 

 

Se dovessi racchiudere in un'immagine il racconto della relazione personale che in questi tre anni e mezzo, nel cammino condiviso al servizio della Chiesa di Lecce, ho avuto la gioia di coltivare con l’arcivescovo Michele Seccia, sarebbe sicuramente l'immagine di un abbraccio.

L'abbraccio che sabato 15 febbraio 2020, al termine della mia relazione di fine mandato da presidente diocesano di Azione cattolica, il vescovo mi ha riservato, balzando in piedi dalla sua sedia con uno scatto insospettabilmente atletico, venendomi incontro per un gesto fuori programma, spontaneamente paterno, del quale ancora, mentre scrivo, avverto l'emozione.

Ancora non sapevo che di lì a poco, con poche parole e tanta fiducia avrebbe continuato a scommettere su di me. Proprio questo suo modo di “accorciare le distanze” tra le persone, prima ancora che tra pastore e popolo, credo sia il tratto più distintivo del suo carattere e del suo ministero. Soprattutto, mi sembra sia il suo modo di comunicare agli altri la gioia del vangelo, quella gioia al tempo stesso semplice e straordinaria della quale a volte, presi da grandi programmi e progetti pastorali, rischiamo di dimenticarci. Non credo ci sia stato nessuno, in questi anni, che abbia provato timore nell'avvicinarsi al vescovo per scambiare qualche parola. O che, qualunque cosa avesse da dirgli, non ne abbia ricevuto in cambio, in ogni caso, una parola di incoraggiamento.

Ce ne siamo accorti in tanti: ce ne siamo accorti ogni volta in cui ha fatto di tutto per non mancare ad una celebrazione, ad un incontro, ad una festa, con una presenza mai formale o di circostanza, ma animata dal desiderio autentico di “stare” con il popolo numeroso che il Signore ha in questa città.

E me ne sono accorto io, negli incontri privati e pubblici, a tutte le ore del giorno, programmati o improvvisati, arrivando a percepire l'entusiasmo e anche la fatica di un pastore che non si risparmia.

E che in questo modo ci restituisce l'immagine di una Chiesa meno ingessata, certamente non perfetta, sicuramente più umana e, proprio per questo, più disponibile a cingersi il grembiule e continuare a servire, per le strade della città e del mondo.

*presidente diocesano di Ac

 

 

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