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L'ultimo consiglio episcopale presieduto dall'arcivescovo Michele Seccia si era svolto il 3 marzo scorso in un clima che cominciava ad avere sempre più il sapore dell'incertezza.

 

 

 

Pochi giorni dopo le autorità civili hanno dichiarato lo stato di pandemia inducendo tutti a cambiare profondamente le abitudini di ogni famiglia, comprese quelle religiose e di una diocesi.

Ieri mattina lo stesso consiglio si è riunito, utilizzando i moderni strumenti di comunicazione, ai quali un po' tutti si stanno adeguando per parlare e vedersi pure con le persone che vivono fuori dalla propria abitazione. Ma che consente pure a molti parroci e sacerdoti ad essere in contatto con la propria gente. Così l'arcivescovo ha convocato via Skype i vicari episcopali: mons. Luigi Manca (vicario generale), mons. Antonio Montinaro, mons. Nicola Macculi, don Antonio Perrone, don Damiano Madaro, Padre Saverio Zampa, don Vito Caputo e don Carlo Calvaruso.

Nell'esprimere un pensiero affettuoso di ringraziamento a tutti i sacerdoti per il loro servizio pastorale, l'arcivescovo ha avuto per ciascuno di loro parole e pensieri di sostegno e di incoraggiamento perché continuino ad eesere vicini e presenti nelle loro comunità.

li sostiene e li incoraggia a restare in contatto seguendo le norme che opportunamente bisogna rispettare e lasciando le chiese sempre aperte per accogliere i fedeli desiderosi di pregare personalmente.

A livello diocesano, oltre alle liturgie in diretta su Portalecce e Telerama ha ribadito l'efficacia, per il senso di comunione ecclesiale che essa può alimentare, della nuova iniziativa - #SCRITTINEICIELI - che partirà lunedì prossimo per consentire alle famiglie, alle quali va tutta la vicinanza dell'arcivescovo attraverso i parroci interessati, che in queste settimane di quarantena forzata hanno perso un proprio caro di unirsi a tutta la Chiesa diocesana nella preghiera di suffragio.

Alcuni parroci hanno già comunicato i nominativi per consentire di offrire il sacrificio eucaristico per tutti i fedeli della medesima comunità parrocchiale per i quali non sono state possibili le esequie in chiesa in attesa che, una volta che saranno consentite le messe con la partecipazione del popolo, gli stessi parroci potranno celebrare le messe in suffragio per ogni defunto.

 

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