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Il momento, alla fine, è arrivato. Le insigni reliquie di Sant’Antonio da Padova sono finalmente giunte a Lecce e, dopo una breve sosta presso il monastero delle Benedettine, sono state accolte da mons. Michele Seccia in Piazza Duomo.

Si è iniziata così a scrivere una storica pagina di devozione della nostra arcidiocesi. Nei giorni scorsi, i frati custodi della basilica del santo avevano affidato il prezioso reliquiario alla delegazione monteronese recatasi appositamente in Veneto sotto la guida di don Giuseppe Spedicato. Le sacre reliquie sosteranno ora nella cappella privata dell’episcopio sino al pomeriggio inoltrato di oggi, quando prenderanno la via di Monteroni.

In ottica spirituale, la cerimonia di ieri sera si è rivelata molto significativa. Dalle fonti sappiamo come San Francesco d’Assisi, scherzando, amasse definire Sant’Antonio “il mio vescovo”. Certo, il monaco portoghese non impugnò mai il pastorale. Tuttavia, fu chiamato a ricoprire ruoli di alta responsabilità all’interno dell’ordine minoritico e ad ogni modo veniva universalmente riconosciuto come una personalità eccelsa, dotata di profonda autorevolezza. Sant’Antonio, del resto, è uno dei più grandi predicatori che la storia cristiana ricordi. Non a caso Pio XII, con la Lettera apostolica Exulta Lusitania, volle includere il suo nome nel catalogo dei dottori della Chiesa. È bello allora pensare all’evento di oggi come ad un incontro tra il taumaturgo francescano e il nostro Sant’Oronzo. In fondo, in paradiso si vive nell’eternità divina, non esistono epoche storiche. Dunque, possiamo anche immaginare che Sant’Antonio si sia recato davvero a far visita al primo pastore della nostra città e, come da obbedienza, gli abbia chiesto l’assenso per poter predicare, proprio come faceva nel Medioevo con i vescovi delle diocesi che attraversava durante il suo apostolato. E chissà quale gioia sarà stata per il nostro patrono veder giungere, nella propria terra, un religioso tanto illustre!

Sant’Antonio da Padova e Sant’Oronzo di Puglia. Da un lato, uno dei mistici più celebri al mondo. Dall’altro, una figura da molti giudicata piuttosto oscura, conosciuta ed amata soltanto in alcune contrade della nostra regione. Da una parte, un religioso vissuto nella vivacissima società cristiana del XIII sec. Dall’altra, un vescovo del tempo delle catacombe, ritenuto addirittura contemporaneo agli apostoli. Dell’uno si conservano pagine e pagine di splendidi sermoni. Dell’altro è nota appena una frase riportata dalla tradizione locale, le parole “Semper protexi et protegam” (Sempre ti protessi e ti proteggerò) rivolte a Lecce prima di spirare. I due sembrano davvero lontanissimi. Eppure è possibile rintracciare qualche misterioso punto di contatto. Sappiamo, ad esempio, come Antonio bramò, per buona parte della propria vita, il martirio. E, per questo santo desiderio, avrebbe voluto raggiungere il Marocco per annunciare il Vangelo nelle terre islamiche. La volontà del cielo era però diversa ed egli fu chiamato a percorrere altre strade. L’onore di morire per la fede che Antonio non poté conseguire, venne invece concesso ad Oronzo che sparse il proprio sangue per il Messia di Nazareth. Entrambi tuttavia furono così innamorati di Cristo da spendere l’esistenza per il regno di Dio.   

 

 

 

                                                                                                                                 

   

 

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