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“Dolce sentire come nel mio cuore ora umilmente sta nascendo amore. Dolce capire che non son più solo ma che son parte di un’immensa vita che generosa risplende intorno a me, dono di Lui e del Suo immenso amore …”.

Sono queste le parole di un noto canto ispirato all’esperienza umana e spirituale del Poverello d’Assisi, Francesco, figlio di Pietro di Bernardone. Sono parole che esprimono ciò che la famiglia francescana e i fedeli tutti hanno provato ieri sera durante la veglia di preghiera in preparazione alla Festa del Perdono di Assisi svoltasi presso il monastero delle sorelle povere di santa Chiara a Lecce.

La veglia, durante la quale chi lo desiderava ha potuto accostarsi al sacramento della riconciliazione, è stata presieduta dall’arcivescovo metropolita di Lecce, mons. Michele Seccia il quale ha introdotto i presenti al grande mistero della misericordia di Dio mediata dalla vita e l’esempio di San Francesco.

Durante l’adorazione eucaristica “Sotto le stelle” - come indica il titolo dato alla veglia - il presule ha esortato il popolo di Dio a lodare, benedire e ringraziare il Signore per aver “voluto fare luce nella nostra vita”. Un’azione illuminatrice resa possibile dalla piccolezza di Dio cioè “del Signore dei Signori”, prima ancora che da quella di Francesco, che “si rende presente nell’insignificanza del segno del pane”. La richiesta del perdono di Dio, ha poi continuato l’arcivescovo, è solo conseguenza del riconoscimento da parte di ognuno dell’amore unico ed irripetibile del Signore verso ogni creatura.

È un grande dono quello del perdono che trova in san Francesco uno sviluppo unico: “Essere qui oggi è un dono di Lui che ci attira a sé anche alla luce del grande padre Francesco, non solo innamorato ma anche trafitto da un amore che si è reso visibile in un corpo totalmente donato al Signore, alla Chiesa e ai fratelli”.

Per il metropolita il dono della misericordia riecheggia e si illumina nell’esperienza di incontro dell’Assisiate con il lebbroso, nella libertà del dono di sé a Dio spogliandosi “non solo dei vestiti, ma anche della propria cultura e di tutto ciò che poteva rappresentare il successo sperimentato fino a quel giorno”. Ecco allora che l’ottenimento della misericordia divina passa attraverso la propria spogliazione per riconoscere il Signore come il proprio tutto”.

Infine, la conclusione del pastore della Chiesa locale è stata una preghiera che ha coinvolto tutti: “Aiutaci Signore a tornare nelle nostre case portando nel cuore ciò che Tu stasera hai detto attraverso il canto, la Parola, l’invocazione, ma anche attraverso l’incontro con quelle persone con cui i rapporti non sono mai stati positivi”. Al termine della veglia, l’assemblea ha fatto ritorno nelle proprie case avendo nella mente e nel cuore le parole di S. Francesco riguardo alla Porziuncola: “Veramente santo è questo luogo. Santo dei santi e degno di ogni onore”.

Ieri sera però la Porziuncola è stato il cuore di ciascuno dei presenti che ha vissuto e chiesto la grazia della vera conversione.

 

 

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