Per meditare sul dogma dell’Assunzione in cielo di Maria in anima e corpo, Portalecce ripropone oggi, 15 agosto, l’omelia pronunciata dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta durante il solenne pontificale presieduto in cattedrale un anno fa, a poche settimane dall’inizio del suo ministero leccese.

Carissimi fratelli e sorelle, siamo riuniti nella Casa del Signore per celebrare l'Eucaristia in un giorno particolarmente importante dell'anno liturgico nel quale abbiamo tutti davanti agli occhi e nel nostro cuore il mistero di Maria Santissima Assunta in Cielo.
La domanda che sottende a questa celebrazione che attraversa i testi liturgici e ancor prima i testi della Parola che è stata proclamata potrebbe essere così formulata: “Ma Maria Santissima che fine ha fatto?”.
Chi legge la Parola di Dio e in modo particolare il Nuovo Testamento sa che l'ultima menzione che abbiamo della Madre di Dio è quella di Maria con gli Apostoli nell'attesa di Pentecoste.
Che cosa ne è stata di lei? Quali sono stati i passaggi che hanno segnato la sua vita? La comunità cristiana guidata dallo Spirito Santo con il suo senso della fede ha sempre ritenuto che Maria di Nazareth, terminato il corso della sua vicenda mortale, sia stata assunta in corpo e anima nella gloria del Cielo.
Quando diciamo “corpo e anima”, non vogliamo entrare in una visione dualistica, vogliamo, invece, indicare tutto il mistero personale di Maria: tutta Maria di Nazareth con la sua vicenda umana, con le sue relazioni, con ciò che ha costruito nella sua vita, con il suo corpo, con la sua corporeità è assunta nella gloria del Cielo. Forse, potremmo dire più semplicemente, che è stata assunta nel mondo di Dio perché Dio l'ha presa con sé.
Quando celebriamo questa festa abbiamo tanti motivi di riflessione. Innanzitutto, un motivo di carattere mariologico: noi facciamo questa festa per Maria, per quello che è accaduto nella sua vicenda, perché Maria di Nazareth non è caduta nel nulla e non è rimasta viva soltanto nel ricordo dei suoi cari o degli apostoli che l'hanno accompagnata nel corso della sua vicenda terrena.
Maria di Nazareth è stata presa da Dio, definitivamente con Lui. Questo è il degno compimento della sua vicenda esistenziale: Maria di Nazareth in tutta la sua vita si è consegnata a Dio, è appartenuta a lui; ogni pensiero, ogni azione, ogni progetto della sua vita sono stati vissuti completamente nell'uniformità con la volontà di Dio. Maria di Nazareth, durante la sua vita, è stata una creatura che è appartenuta totalmente a Dio. Per questo, nel compimento della sua vita, Dio l'ha presa con sé.
Quello che è accaduto a Lei non si comprenderebbe, però, se non tenessimo conto dell'azione di Dio. Quando diciamo che Maria è stata assunta, pensiamo a un'azione di carattere passivo: Chi l'ha presa? Chi l'ha portata nella gloria del Cielo? È Dio Padre. È Dio Padre che è intervenuto nella vita di Maria. E non è la prima volta che Dio entra nella vita di questa splendida creatura.
Dio è intervenuto all'inizio della sua vita, quando è stata concepita come Immaculata e anche nel compimento finale della sua vita. C’è quasi un'inclusione: dall'inizio alla fine Dio ha voluto intervenire nella sua vita, l'ha fatta bella e proprio perché ha voluto che fosse il luogo santo in cui l'autore della vita ha preso forma umana, Dio stesso non ha voluto che subisse la corruzione del sepolcro. E così l’ha presa con sé.
Quindi, festeggiando l'Assunta, non guardiamo solo a Maria ma guardiamo anche a Colui che l'ha presa con sé. Ed è proprio Dio che ha voluto tutto questo: in questo giorno, dunque, la nostra gratitudine va innanzitutto al Padre che ha fatto di Maria una creatura straordinaria. Maria di Nazareth non è una dea, né una semidea, è una creatura come noi, però, è una creatura nella quale Dio è intervenuto salvificamente. Una creatura tutta ripiena della grazia di Dio, una creatura tutta a disposizione di Dio e della sua volontà, una creatura bellissima. Bellissima, Ma di una bellezza che oggi potremmo considerare quasi fuori moda perché non è la bellezza ottenuta dall'essere curati, dal lifting o da altre modalità moderne utilizzate per rimanere per sempre giovani.
La bellezza di Maria è la bellezza di una creatura che si lascia abitare da Dio; la bellezza di una creatura che si lascia guidare da Dio e che, nelle sue mani, diventa un vero capolavoro, un’epifania della grazia di Dio.
Ma questa festa non ci invita solo a guardare a Maria di Nazareth e a Dio Padre che l'ha fatta tutta bella. Ci insegna a guardare anche a Gesù. La seconda lettura che abbiamo ascoltato è illuminante perché, se non ci fosse la Pasqua di Gesù, non ci sarebbe nemmeno l'Assunzione di Maria. Oggi potremmo dire che stiamo celebrando la Pasqua di Maria ed Ella è nella gloria di Dio perché Gesù è risorto.
Gesù risorto è la primizia. Dopo di lui, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, coloro che gli appartengono: sicuramente Maria di Nazareth è tra quelli che appartengono a Dio, a Gesù Cristo, e che entrano nella sua gloria.
Questa festa ci consente di guardare con gratitudine al Mistero Pasquale di Gesù: proprio perché Gesù ha sconfitto la morte, Maria di Nazareth non è stata travolta da essa; proprio perché Gesù ha aperto la porta della vita, Maria di Nazareth l'ha potuta attraversare. Questa festa, dunque, è la festa del trionfo della vita, della vita nuova, della vita teologale che Gesù ha messo a disposizione con la sua Pasqua di morte e di risurrezione.
L'immagine usata da Paolo è potentemente evocativa: Gesù è la primizia. Tutti sappiamo che dopo le primizie si raccolgono gli altri frutti. Così è avvenuto: Gesù come primizia è morto e risorto e, dopo di lui, altri frutti. Il primo frutto eccellente che ha percorso la via aperta da Gesù è proprio Maria di Nazareth: Maria brilla nella luce della Pasqua di Gesù ed è assunta nella gloria del Cielo,
C'è a Gerusalemme, nella chiesa della Dormizione di Maria, un'immagine bellissima nella quale le posizioni si invertono rispetto all'iconografia tradizionale: normalmente non siamo abituati a vedere Maria di Nazareth che è tra le braccia di Gesù, in quella basilica, invece, descrivendo il mistero che stiamo celebrando, è Gesù che tiene tra le braccia la madre; è Gesù che l'ha presa con sé, è Gesù che ha inondato della luce della Pasqua, la vita straordinaria di sua madre Maria di Nazareth.
Ma questa festa, fratelli e sorelle, non è solo la festa di Maria nella quale Dio Padre e Gesù Nostro Signore sono intervenuti in modo significativo. Questa festa è anche la festa di ciascuno di noi perché questa festa ha un significato anche antropologico che non possiamo trascurare. E qual è il significato antropologico?
Oggi tutti siamo contenti ma non solo per Maria: siamo felici anche per noi perché quello che è accaduto a Maria si compirà anche nella nostra; quello che è accaduto a Maria, la possibilità di entrare nella vita eterna, la possibilità di abitare la gloria di Dio… questo è anche il nostro futuro in virtù della morte e della risurrezione di Gesù. La morte è stata cambiata: è l'inizio di una vita nuova che è spalancata anche a ciascuno di noi. Mentre siamo qui, dunque, a lodare il Signore perché ha preso con sé Maria; siamo qui felici perché anche noi saremo presi da Dio, anche noi vivremo eternamente con Lui, anche i nostri amici, i nostri genitori, i nostri parenti che sono al prospetto di Dio: anche loro sono presi da Dio, sono in buone mani. Il nostro futuro, il futuro dell'umanità, nella luce del mistero di Maria, diventa un futuro di speranza.
Giustamente Dante, parlando di Maria, la descrive come fontana vivace di speranza: è una meraviglia. È proprio vero: mentre guardiamo Lei che sale al cielo, siamo convinti che anche noi faremo la stessa strada e che tutti i nostri amici che ci hanno preceduti nell'incontro con Cristo, anche loro vivono nella gloria eterna. Per entrare in questa gloria, però, sappiamo la strada. Maria di Nazareth, nel brano odierno del Vangelo e, più ampiamente, in tutto il Nuovo Testamento ci indica la strada: la strada della docilità, la strada della docibilità, la strada della disponibilità totale a compiere la volontà di Dio,
Questa è la strada che ci fa appartenere a Dio come Lei. Questa è la strada da percorrere per entrare eternamente nella gloria di Dio.
Allora, mentre ringraziamo Dio per il capolavoro di grazia che ha realizzato in Maria, ringraziamolo anche per noi perché con questa festa ricarichiamo le batterie della speranza e continuiamo a camminare con fiducia nella nostra vita sapendo di avere davanti non il vuoto, non il nulla, ma la pienezza della vita nella gloria di Dio. Amen!
*Arcivescovo metropolita di Lecce.

